L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 27 aprile 2010

Liberare il paesaggio dal camino dei 110 metri

*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Non chiamiamoli più rifiuti!
*ATO IDRICO PA 1 Assemblea 7 8 giugno 2010
*Lavoro, protesta dei precari degli enti locali
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Isola delle Femmine Distributore di benzina al Porto Pescatori o Diportisti?
*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri
*I Beni Comuni nello spezzatino del Federalismo
*Donatella Costa Lettera al Presidente regione Sicilia Raffaele Lombardo
*Libertà di Stampa e Regime
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*SiciliaMafiopoli: IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........
*TRASFERIMENTO DEFINITIVO ALL’ATO PA1 DI ALCUNI DIPENDENTI Delibera impegno riassunnzione da parte dei Comuni
*Mi Illumino di Incenso
*SINDACO: Punito perchè virtuoso
*Lombardo: "Ecco i nemici del cambiamento"
*Corte dei Conti INDAGINE funzionamento ATO PA 1
*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*ATO Idrico Pa1 Struttura tariffa e agevolazioni
*FEDERALISMO Demaniale
*Piccolo apologo sul paese illegale
*Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo
*Sicilia i Termovaloroizzatori "puzzano" di mafia

Corrado Carissimo Ti ringrazio per la sensibilità con cui affronti le tematiche della vita, del lavoro, della salute, della bellezza, della preservazione e della tutela dei nostri bellissimi paesaggi dimore delle memorie storiche di una Comunità.

Pino Ciampolillo

L’ECOMOSTRO EUGANEO

Abito ad Arquà presso la casa del poeta, ma Francesco Petrarca mi è sempre stato antipatico. Si dice che fosse un opportunista pronto a compiacere i potenti in cambio di favori e prebende. Se fosse vissuto ai giorni nostri, non si sarebbe opposto alla costruzione della torre fumaria del cementificio di Italcementi nei pressi di uno dei “borghi più belli d’Italia”, come recita il cartello che accoglie i turisti ad Arquà. Avrebbe chiesto in cambio del proprio autorevole silenzio una casa più bella altrove e una più ricca “sine cura”, che possiamo considerare l’equivalente medievale di una mazzetta. Dante, a cui va la mia simpatia, invece avrebbe aderito ai comitati contro lo scempio ambientale e sarebbe morto povero e in esilio.

La realizzazione di una torre grigia e fumante alta 120 metri e il continuo via vai di camion nel parco Colli è una cosa tanto assurda che non dovrebbe esserci nemmeno bisogno di discuterne. A un chilometro circa dal borgo medievale di Arquà Petrarca, un fallo di centoventi metri che violenta il paesaggio (mal) tutelato del Parco è osceno e immorale. Punto! Se poi c’è il rischio che, una volta realizzato il camino, vi si brucino rifiuti e i fumi saranno respirati da Este a Monselice e nella zona termale, non si dovrebbe nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi. L’investimento di Italcementi è una mera operazione volta a un profitto che andrà fuori dal territorio, senza ricadute concrete sull’occupazione eccetto su una possibile richiesta di nuova immigrazione per svolgere lavori pericolosi che i padovani non vogliono più fare.

Come è ovvio, un folto schieramento trasversale di forze politiche locali è contrario. Pochissimi, ma potenti, sono quelli favorevoli, tra cui il sindaco di Monselice. Una sua lacrimosa lettera a questo giornale, che giustificava la realizzazione dell’ecomostro euganeo, sembrava scritta dal Sindaco di una città di poveracci disposti a barattare rischi per la salute con un pezzo di pane. Gli argomenti del Sindaco a favore dell’ecomostro sarebbero discutibili anche se, piuttosto che in Veneto e nel Parco Colli, ci fossimo trovati in Bengala o a Termini Imerese dove gravi problemi giustificano (e neanche del tutto) i guasti ambientali o dove si parla di migliaia di lavoratori. Ma nel caso di Monselice si tratta di fatto di una cinquantina di lavoratori i quali possono essere ragionevolmente ricollocati nel giro di pochi mesi. E parlo con cognizione di causa essendomi occupato direttamente di questi problemi!

Non c’è assolutamente bisogno di pensare malignamente che le persone favorevoli, e tanto meno il Sindaco, abbiano interessi pubblici e privati nell’operazione e perciò tendano a comportarsi come il Petrarca anziché come Dante. Ma chi studia i problemi del rischio personale e di quello pubblico sa bene che “la conoscenza dei fatti tende sempre all’opportunismo”. Tradotto significa che, in buona fede, si tende a credere a quanto fa comodo. E ricordo un mio amico dirigente di una fabbrica chimica i cui operai morivano di cancro. Anche il mio amico morì per lo stesso tumore dei suoi operai condividendo l’aria che respiravano. Ma, né lui né i suoi famigliari, ammisero mai, nemmeno come ipotesi, che corresse una relazione tra la sua malattia e l’inquinamento della fabbrica. Diceva che si trattava di una predisposizione genetica, di famiglia. Questa sua convinzione, giusta o errata che fosse, lo aiutò molto a morire sereno.


Corrado Poli

web site: http://www.corradopoli.net/blog: http://www.corradopoli.blogspot.com/


articoli tratti da IL MATTINO DI PADOVA 25-04-10,

Lunghi affronta i dissidenti interni


MONSELICE. Far rientrare il dissenso interno sul revamping Italcementi. E’ la missione del sindaco Francesco Lunghi, che a questo scopo ha convocato per oggi un vertice del Pdl. L’obiettivo è arrivare al consiglio dell’Ente Parco sul revamping, domani pomeriggio, con una maggioranza più solida alle spalle. Al di là della contrarietà leghista, infatti, è stato proprio il Pdl a dare del filo da torcere al sindaco: 6 consiglieri su 8 si sono dichiarati contrari. E la commissione Ambiente ha votato no. Come risolvere il rebus? Un’ipotesi sarebbe un cambio di caselle. Che rivoluzionerebbe il Pdl cittadino. Per esempio, via un assessore, al suo posto un consigliere dei «dissidenti», al posto di quest’ultimo un non dissidente. Per Lunghi, gli «irriducibili» sono Paolo Drago e Lorenzo Nosarti. Restano Andrea Basso, Romano Gelsi, Tiziano Montecchio, Andrea Parolo su cui lavorare. Intanto è stato istituito il tavolo di lavoro sul revamping. (f.se.)
25-04-10,
Meno inquinamento col nuovo camino

di Francesca Segato MONSELICE. C’erano soprattutto lavoratori, tra le oltre 300 persone che l’altra sera hanno affollato il cinema Corallo per la presentazione del progetto di revamping Italcementi. Il pubblico. Sala piena e parecchi in piedi e fuori dalle porte. Gran parte dei lavoratori ha preso posto a sedere solo alle 21.15. Questo per non «occupare» la sala e lasciare ai comuni cittadini la possibilità di entrare. Solo che di «comuni cittadini» non ce n’erano tanti. Come mai? C’è chi fa notare che l’evento non è stato pubblicizzato, stampa a parte. Né locandine in giro, né avvisi in Comune.Italcementi nei giorni scorsi ha fatto distribuire un volantino porta a porta con le sue ragioni, ma senza l’indicazione della data dell’assemblea. Assenti per ragioni di opportunità vari amministratori e politici locali. Il progetto. Dopo il saluto del sindaco Francesco Lunghi, parlano i tecnici dell’azienda: Edoardo Giudiceandrea, direttore tecnico di Italcementi e responsabile del progetto revamping, Angelo Monti, responsabile dei servizi ambiente, e Pietro Balbis, responsabile dei servizi architettura. Con l’ausilio di immagini illustrano i dettagli del progetto, comprese molte visuali della nuova torre da 120 metri. Giudiceandrea mette i puntini sulle i: «Ci hanno chiesto di fare la logistica, gli agricoltori, i gestori di motel: noi continuiamo a fare cemento, speriamo in modo competitivo». Segno meno. La sostituzione dei tre forni attuali con l’unico forno nuovo permetterà di risparmiare acqua, energia, materie prime, abbattendo il costo del cemento. Segno meno a tutto: emissioni (-48 %, con riduzioni in misura diversa di polveri, ossidi di zolfo e ossidi di azoto), consumi elettrici (-10 %), fabbisogno di materie prime (-15%), consumo di combustibile (-42%), consumi idrici (-85%). Forte la riduzione di CO2, in linea con i parametri Nap3 previsti dal 1º gennaio 2013. Ma anche meno 9 per cento nella produzione di cemento. E meno camion: per gli autotrasportatori è previsto un calo del 14 per cento. Impatto. La torre di pre-riscaldo da 110 metri (circa 120 sul livello del mare) non si può abbassare, spiega Balbis. Però si può rendere più gradevole, con rivestimenti di lamiere preverniciate. Un intervento estetico è previsto anche sul resto dell’impianto, ricolorando e riordinando alcuni volumi. Il cdr. Ci si attendeva che Italcementi tirasse fuori qualche asso dalla manica. Una carta infatti l’ha giocata: Giudiceandrea si è dichiarato disposto a mettere per iscritto l’impegno a non usare il Combustibile da rifiuti, e anche a subordinare a questo le autorizzazioni. «Bruceremo solo pet-coke» spiega. L’occupazione. Si fa chiarezza anche sull’aspetto occupazionale. Con queste promesse: mantenimento dei livelli occupazionali attuali per i lavoratori, sarà locale metà della manodopera necessaria al revamping. Calerà invece il lavoro per gli autotrasportatori. La mia casa. La parola al pubblico, rompe il ghiaccio una residente di Baone, Silvia Mazzetto. «Ho di fronte la cementeria. Con questa nuova torre, se volessi vendere la mia casa, chi la comprerà? Se faccio un pollaio, il Parco Colli mi multa con 1500 euro. A qualcuno hanno negato di fare il fotovoltaico perché era impattante. Come si fa a conciliarlo con questo?». La interrompe una signora seduta più indietro. «Le famiglie devono mangiare!» grida. Risponde Mazzetto: «Queste persone hanno diritto a lavorare, ma non è giusto che la comunità paghi per questo». «Vergogna!» urlano alcuni dal fondo. «Pesenti ha dato una borsa di studio ai miei figli, grazie a Italcementi ci siamo fatti una casa, abbiamo una dignità» continua la donna. «Abbiamo figli e mariti che lavorano lì e vogliamo che lo possano fare anche i nostri nipoti». Il fronte del sì. Interviene Lucio Perin, consigliere: «Chiediamo posti di lavoro, invece di discutere di impatto ambientale. E’ tempo di pane e mortadella, non di caviale». Sulla linea del sì anche il vicesindaco Gianni Mamprin: «Sono d’accordo per tre motivi. L’investimento in un periodo di crisi come questo, la diminuzione delle emissioni e il mantenimento dei posti di lavoro per centinaia di famiglie». «La gente senza posto di lavoro non sta a guardare le torri - rincara il sindaco di Pernumia Luciano Simonetto - La prima garanzia per la dignità di una persona è il lavoro». L’investimento. «Secondo me Italcementi non è affidabile» esordisce Paolo Masin, interrotto varie volte da urla e proteste. «Non siamo contro i cementifici, ma non bisogna aprire la strada a un inceneritore». Masin instilla dei dubbi sull’occupazione, chiede se sono previsti supporti per l’indotto durante il periodo di revamping. «L’indotto lavorerà in buona parte al revamping» replicano dal palco. «L’investimento si ripaga in 10 anni, senza rifiuti» assicurano. I sindacati. Marco Benati, segretario Fillea Cgil, sfodera un’intesa a buon punto con l’azienda sul mantenimento dei posti di lavoro. Toni più aspri quelli di Renato Ceccarello, segretario Filca Cisl: «La scelta di eliminare le cave negli Euganei è stata solo una scelta di comodo, che ha scaricato il problema sui Berici aumentando l’inquinamento: i camion fanno 30-40 chilometri invece di farne 2-3. Fino a pochi anni fa avevano i ferodi con l’amianto, scaricato lungo i cigli della strada. Sento parlare di ricette che tutti hanno per sostituire i posti di lavoro: sono fesserie». Tra 20 anni. Prende la parola Giannino Scanferla, ex assessore a Monselice. «Una scelta come questa, viene proposta con troppo ritardo perché possiamo valutare con serenità le alternative. Se la prospettiva di durata è di 20 anni, mi chiedo cosa succederà allora. Dobbiamo oggi costruire il futuro per i nostri nipoti». Risponde Giudiceandrea: «A fine vita dell’impianto, non ci sottrarremo per il ripristino dell’area. Escluso il Monte Fiorin, certo, per cui faccio ammenda». Basta cemento. La discussione ricorda la stagione della chiusura delle cave a Gianni Sandon, che l’ha vissuta. «Dai politici pretenderei che si ragionasse sulla situazione quadro. Abbiamo cementificato in modo vergognoso. Continueremo a consumare così tanto cemento?». Corso. Il sindaco di Baone è l’unico tra gli amministratori «critici» a esserci e a parlare. «Sono convinto che le contrapposizioni tra lavoratori e cittadini, tra una cementeria e l’altra, tra Monselice e altri comuni, non facciano l’interesse dei lavoratori. Questi problemi non si risolvono cercando gli applausi, ma con la via del dialogo».

25-04-10,
«Siete stati zitti davanti ai veri scempi»


MONSELICE. «Se Italcementi chiude, ci accamperemo davanti ai 15 comuni che hanno detto no». Un intervento appassionato, applaudito a lungo dalla platea, quello di Maurizio Zanovello, delegato Rsu all’Italcementi. «Siamo molto preoccupati - esordisce Zanovello - Non è facile essere tranquilli se ad esempio una forza politica che diceva di considerare prioritario il mantenimento dei posti di lavoro, oggi invece alza le barricate contro il revamping. Purtroppo temiamo il rischio che le scelte dei politici locali siano legate alla prossima campagna elettorale. In questi giorni abbiamo subito dichiarazioni umilianti, come quelle che per noi lavoratori dell’Italcementi ci sarebbe il futuro lavoro nell’agricoltura, coltivando l’area oggi occupata dalla fabbrica, che tra l’altro non basterebbe a garantire il reddito a un paio di famiglie. Ci siamo subiti lezioni di ambientalismo da parte di amministratori locali che non si sono opposti allo scempio ambientale ad esempio nel caso della cementificazione della zona sotto la casa del Petrarca: di questo cosa hanno detto i ristoratori della zona? Dov’era il Parco Colli? Oggi sembra che sarà la torre a provocare tutti gli effetti negativi per gli investimenti futuri e il flusso turistico della zona. Chi vorrebbe riportarci a fare gli agricoltori non ha proferito parola quando si è tolta alla coltivazione tutta la zona di Ca’ Oddo, che adesso prolifera di capannoni dall’aspetto indecente, e non si oppone alla ulteriore cementificazione della zona vicina al nuovo ospedale. Auspichiamo una decisione responsabile - conclude Zanovello - e invitiamo le autorità che adesso sono preoccupate per la torre a cominciare a preoccuparsi di trovare 250 posti di lavoro alternativi, qualora ce ne fosse bisogno. In fondo 15 per comune, visto che i comuni preoccupati sono 15, neanche tanti... Perché in caso di risposta negativa motivata da futili motivi, saremo costretti ad accamparci davanti ai municipi fino a quando non avremo un nuovo lavoro». (f.se.)

24-04-10,


«Monselice Due al posto della cementeria»

(Francesca Segato) /
MONSELICE. Cinema Corallo straripante di pubblico, ieri sera, per l’assemblea di presentazione del progetto di revamping dello stabilimento Italcementi: il primo confronto pubblico su un tema assai sentito in città. Davanti a una platea affollata da lavoratori, amministratori del circondario, esponenti di comitati e associazioni ambientaliste e cittadini, i tecnici del colosso Pesenti hanno illustrato nei dettagli il mega progetto da 159 milioni di euro. Assente la Lega nord. A spiegare il motivo di questa scelta, è stata ieri l’onorevole Paola Goisis. «Non ci saremo - preannunciava - perché non intendiamo farci prendere in giro dai cementieri, che portano delle ragioni già smentite dalle nostre analisi». Dopo le varie proposte alternative al revamping, lanciate in questi giorni da varie voci, come il direttore di Arpav Andrea Drago, i sei consiglieri «dissidenti» del Pdl, il leader dell’opposizione Francesco Miazzi, anche la parlamentare del Carroccio propone una ricetta alternativa. «Siccome si gioca il ricatto dell’occupazione - spiega - la nostra proposta è di pensare veramente all’occupazione. In che modo? Monselice è una cittadina particolare, formata da un crocicchio di strade. Se noi pensiamo invece alla zona della cementeria, che è una vallata ai piedi dei colli, quella sarebbe una zona stupenda per pensare a una rivitalizzazione di Monselice e alla creazione, finalmente, della “città”, una “Monselice Due”. Si potrebbe fare una zona residenziale, con un nuovo centro che potrebbe avere una grande espansione. Così si risolvere il problema dell’occupazione. Sono sicura che si troverebbe qualcuno interessato a comprare quella zona, così si darebbe un respiro enorme alla città. Nel giro di 15-20 anni la popolazione raddoppierebbe. Mentre se dovesse andare a buon fine l’ipotesi dei cementieri, si ridurrebbe a una città fantasma. Quello che si prospetta - ribadisce - è bruciare rifiuti».
24-04-10,

Liberare il paesaggio dal camino di 110 metri
24.4.2010
Davide Ruzzon

Il paesaggio esprime la storia di una comunità, ne rappresenta l’anima e non mente mai. La storia del Nord-Est potrebbe essere anche narrata attraverso le immagini satellitari e le cartografie storiche del suo territorio. Così, avvicinando la lente alle mappe squadernate sotto i nostri occhi, stringendo sull’area sud dei Colli Euganei, potremo comprendere come, nel corso dei decenni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’area di Este, Monselice insieme ad Arquà Petrarca e Baone, hanno subito la rapida trasformazione del contesto collinare che le abbraccia. Mappa dopo mappa si dipanerebbe con chiarezza l’intensità dell’ispessimento edilizio che, nato spontaneo a ridosso dell’intreccio di stradine e canali, alla fine degli anni’70, è stato poi sommerso da due ondate edilizie: la prima nata dal rafforzamento di nuclei sparsi, piccoli e meno piccoli, ma storicamente costitutivi del paesaggio storico, la seconda derivata dallo spostamento della rendita prodotta dall’economia del modello nordest verso la speculazione immobiliare, processo che si è arrestato di botto verso la fine del 2007. Le tracce disegnate nel paesaggio di quest’area raccontato la nostra storia. Ma quale storia? Bisognerebbe consentire agli elementi, che costituiscono il suolo di una qualsiasi recente lottizzazione edilizia, di raccontarci il nostro presente: marciapiedi impraticabili, sterrati brulli, pavimentazioni di asfalto tagliate e discontinue. Ancora potremo farci interrogare dall’insipienza e dalla totale mancanza nelle costruzioni di qualsivoglia riflessione com-positiva (eccetto sporadiche eccezioni). Anche questi segni parlano di noi. Eccome! Però tra tutti questi strati, che insieme sono il nostro specchio, ne esistono alcuni in questo territorio che hanno un ruolo del tutto particolare. Si tratta delle cementerie. Sono industrie, luoghi del lavoro e della produzione di quella materia che ha simbolicamente rappresentato la benzina per la costruzione della condizione contemporanea del nostro paesaggio. Una in particolare ha assunto un ruolo peculiare e del tutto paradigmatico rispetto al fenomeno descritto: l’Italcementi. Questa nel momento in cui si insedia realizza una strada per collegarsi alla Strada Statale 16 che taglia diagonalmente la valle tra Este e Monselice, con una profonda incisione. Nello sviluppo dell’attività un intero colle adiacente allo stabilimento, il Monte Fiorine, viene inghiottito e scompare per sempre dal paesaggio, sostituito da un’ipocrita cortina arborea. L’edificio sembra da sempre un avamposto isolato, non proteso verso un tratto desertico bensì entro una delle porte più pregevoli del Parco dei Colli Euganei. E’ un oggetto del tutto estraneo, una specie di astronave aliena dimenticata alle pendici dei rilievi collinari. Dal 1971 la Legge Romanato-Fracanzani blocca l’apertura di nuove cave e ferma l’estrazione, ma l’attività produttiva prosegue utilizzando il materiale di altri siti. Arriviamo ad oggi. 2010: viene presentato un progetto per un nuovo ciclo produttivo, cento milioni di investimento. Dovrebbe però essere realizzato un camino di 110 metri d’altezza. Un segno di tale potenza che significato imprimerebbe a tutto il contesto collinare e all’area circostante? Siamo ad un bivio: questo camino se realizzato spegnerà sotto la sua ombra per sempre ogni velleità di sviluppo economico sostenibile legato al turismo. Non voglio invocare la difesa di valori culturali condivisi, ma nessuno ha mai provato ad immaginare un “paesaggio” diverso da quello impastato negli ultimi decenni sotto i nostri occhi? Quanti capitali legati al tempo libero, alla ricerca e al turismo sarebbero stati investiti in più? Quanti posti di lavoro sarebbero stati creati? Se errare è umano (o sub-umano) perseverare è però decisamente diabolico. E’ proprio questa la fiducia nella green economy che la classe dirigente di questa Regione vuole consolidare? (architetto)





MONSELICE

Rinnovamento di Italcementi

I commercianti dicono di no

Contrarietà di Ascom e Accademia Galileiana di Padova. "Un camino più alto di cento metri sarebbe una disfatta per Monselice e comuni circostanti: non a caso i sindaci sono molto preoccupati"

La torre nel progetto

La torre nel progetto
MONSELICE. Si allarga il fronte del no al progetto di revamping dello stabilimento Italcementi. Una bocciatura arriva infatti anche dall’Associazione commercianti, per voce di Giorgio Borin.

Dice il presidente mandamentale e ristoratore ad Arquà Petrarca: «Un camino più alto di cento metri sarebbe una disfatta per Monselice e comuni circostanti: non a caso i sindaci sono molto preoccupati. Io credo che questo territorio abbia già dato. Ricordiamoci anche delle cave. Nessuno vuole criminalizzare le cementerie, che in passato hanno svolto un ruolo fondamentale. Ma oggi è impensabile proseguire nello sviluppo di questo tipo di industrializzazione, anche perché tutto il territorio intorno ne rimane vincolato. Nessuno va a costruire una casa, un ristorante o un albergo sotto i camini. Questo intervento - sottolinea Borin - comprometterebbe gli sforzi fatti sinora per cercare di incentivare quella grande risorsa che è il turismo, che sta salvando le nostre economie. Per le cementerie, occorre ragionare su una dismissione nel tempo. Non permettere che si organizzino e mantengano questo tipo di produzione per altri decenni ancora. Da considerare anche l’ impatto del traffico pesante, che genera inquinamento e pericolo. Inoltre, alzando il camino le emissioni andranno a inquinare un territorio sempre più vasto. Il mondo del commercio è preoccupato di come si sta evolvendo la situazione, e non è certamente a favore di questa torre mastodontica. Oltretutto senza garanzie che i forni un domani possano essere usati per altre cose, sempre agitando il timore dei licenziamenti».

Si fa sentire anche il mondo della cultura, con il presidente dell’A ccademia Galileiana di Padova, Oddone Longo, da sempre attento alla tutela del paesaggio euganeo. Ovvia la netta contrarietà alla torre da 110 metri di altezza. «Non se ne potrebbe fare a meno? - domanda Longo - Se si vuole la riduzione delle emissioni, la tecnologia è questa? Prendere o lasciare? A Italcementi, società non del tutto immune da ombre (la controllata Calcestruzzi è indagata dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta), non importa ovviamente nulla di paesaggi o di bellezze artistiche. Quanto alle garanzie su ciò che verrà impiegato come combustibile, tutto fa sospettare che il rinnovato cementificio sarà in realtà un inceneritore di rifiuti, malgrado le assicurazioni in contrario. Dalla padella del cemento Monselice e gli Euganei cadranno nella brace dei rifiuti» è la convinzione di Oddone Longo.
(21 aprile 2010)



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*ITALCEMENTI LAVORO SALUTE e SVILUPPO

*Italcementi Monselice: la commissione ambiente boccia il revamping

*MAFIA cemento impoverito indagati Vertici Calcestruzzi e Italcementi

*Liberare il paesaggio dal camino dei 110 metri

*T.A.R.

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Ambiente e politica ad Isola delle Femmine

*
Il Vespro

*28/7/2006 Mafia – Indagata la “Calcestruzzi spa” L'azienda ...

*mafia la calcestruzzi ferma i lavori in sicilia

*30 gennaio 2008 arresti alla calcestruzzi del gruppo italcementi

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*NuovaIsoladelleFemmine: Italcementi. Calcestruzzi Cemento in odor ...

*MAFIA cemento impoverito indagati Vertici Calcestruzzi e Italcementi

AMBIENTE. L’argomento ambiente a Isola delle Femmine è alla base della “carriera” politica dei nostri attuali amministratori oltre che di qualche funzionario comunale. Ne sanno qualcosa il nostro attuale “Sindaco” professore Gaspare Portobello l’attuale Assessore all’ambiente geologo dr. Marcello Cutino, il funzionario passato ad altri incarichi. Qualcuno deve poi DIRE ai cittadini dell'isola ecologica: I sondi Spesi, se ha mai avuto un collaudo e come mai non è funzionante. Mi rendo conto che le domande non sono nuove: le aveva già poste il suocero dell'"Assessore" geologo Cutino. Forse conviene non parlarne visto il progetto pizzerie della M.A.M. snc di cui è progettista l'attuale ex oppositore Vice Pres Del C.C. geom Vincenzo Dionisi.
Per Noi Cittadini l’ambiente l’abbiamo e continuiamo a subirlo in termini di salute, di livello della qualità della vita, della vivibilità e fruibilità delle bellezze naturali del nostro territorio. Questi Signori sono stati in grado di “avvelenarci” le nostre case, le nostre vite, le nostre amicizie le nostre istituzioni democratiche. Per avere delle risposte in tema di prevenzione e tutela della SALUTE siamo stati costretti a rivolgerci ad un Tribunale Amministrativo. Questi signori si sono fatti beffa dei cittadini celando la realtà, nascondendo i dati, stravolgendo i FATTI, denigrando le persone. Persino un’autorità come il dr. Vito Riggio ha dovuto constatare: “….su un tema così delicato come la sicurezza và condannata un’amministrazione che cambia idea continuamente”. Come Cittadini ci chiediamo : Ma il geologo "Assessore" Cutini Marcello come mai non parla più di Italcementi?
I temi da noi trattati nel tempo:
* Ambiente e qualita' della vita
*RACCOLTA DIFFERENZIATA E RICICLO
*Il Vespro
* T.A.R.
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”
Dossier sull'acqua ai privati: Scarica il pdf
Dossier Munnizzopoli: scarica il pdf

*CONSULENZE e..............

*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione

*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche

*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative

*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa

*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010

*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE

*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”

*Controllo su atti Enti Locali Circolari e Legge Regionale 44/1991

*U.R.P. Isola delle Femmine inadempiente pag 7

*Ingegnere Francavilla Stefano

*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO

*Ingegnere Lascari Gioacchino

*Ingegnere Lascari Gioacchino Scalici

*C.E n.03-2010 - Enea Orazio Ing Lascari

*Consulenti Geologi Eletti

*Dr. Marcello Cutino geologo

*Cutino dr. Marcello Pet-coke Portobello DIMISSIONI

*Minagra dr. Vincenzo Biologo

*Minagra dr. Vincenzo Consulente ambientale del Sindaco Portobello

*Le acque d’oro di Ambiente e Sicurezza Dr. Minagra

*Vincenzo dr. Minagra Pet-coke Cutino Portobello

*I COSTI DELLA POLITICA INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI

*Vigilanza e controllo degli enti locali - Ufficio ispettivo

*ISOLA ecologica PIANO Levante CANTIERI lavoro M.A.M. Pizzerie e........

*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO

*Cantiere Lavoro all’isola ecologica

*Isola ecologica

*Architetto Licata Geologo Cutino Incaricati di……

*Architetto Licata

*Restauro Torre

* Mi si è ristretto il pene! Colpa dell'inquinamento

sabato 24 aprile 2010

Pubblicizzazione dell'acqua BENE COMUNE raccolta firme contro la pèrivatizzazione dell'acqua

Pubblicizzazione dell'acqua BENE COMUNE raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua

Cittadini di Isola delle Femmine Uscire dall’APS si può! Il Consiglio Comunale di Isola delle Femmine nei giorni scorsi grazie all'iniziativa meritevole del Presidente del Consiglio Comunale Rag Alessandro Giucastro ha tentato in maniera invana e disordinata di porre al centro del dibattito politico i danni causati dalla privatizzazione dell'acqua.
Visto l'andamento del non dibattito svoltosi nel seno del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine i Cittadini si chiedono se vi è la effetiva volontà di revocare all’APS la gestione???
PRIMO atto deliberativo del Consiglio Comunale deve essere la revoca immediata della delibera 48 del 2.11.01.
SECONDO atto inserimento nello Statuto Comunale con la quale si dichiara l'acqua come bene comune inalienabile.
TERZO atto promuovere sostenere e pubblicizzare tutte le iniziative del comitato promotore per la pubblicizzazione dell'acqua.
Sono tre i quesiti referendari , depositati presso la Corte di Cassazione di Roma da mercoledì 31 marzo 2010.
A partire da OGGI si inzia la raccolta delle firme. A livello nazionale, in tre mesi, il Forum dovrà raccogliere almeno 500.000 per poter richiedere i referendum. I banchetti per la raccolta delle firme saranno allestiti dalle forze impegnate nella campagna referendaria.
I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo nel novembre 2009 e le norme approvate dai precedenti, che andavano nella stessa direzione: considerare l’acqua una merce e finalizzare la sua gestione a produrre profitti.

SI SCRIVE ACQUA MA SI LEGGE DEMOCRAZIA

Nessuna esperienza di gestione, sia mista che completamente affidata a privati, ha aumentato la qualità del servizio e/​o ridotto la tariffa. Invero si registra costantemente un aumento dei costi di gestione a fronte di una mancanza di investimenti pur previsti dal piano d’ambito e consistenti aumenti tariffari.
Secondo i calcoli fatti recentemente, in Italia in media negli ultimi 10 anni le tariffe sono aumentate del 47 % a fronte di investimenti fatti nella misura di meno della metà di quelli previsti dai piani d’ambito.

Una lettera arrivata al comitato promotore

Sono un insegnante, padre di due bambini di 3 e 6 anni. Voglio che i miei figli crescano in un paese dove uno degli elementi naturali, vitale per la sopravvivenza di tutto ciò che è vivo su questo pianeta, l'acqua per l'appunto, sia patrimonio di tutti (e in tutti includo tutti gli esseri viventi) e non monopolio di pochi (i soliti). Sono anche un musicista per passione, per cui mi faccio portavoce dell'opinione della mia band (De Ville Blues Band, Trani) e dico a gran voce: l'acqua è bene comune, difendiamola!












Referendum e beni comuni, il dibattito con Stefano Rodotà su Radio Popolare


rodota
Stefano Rodotà ha discusso (sabato mattina dalle 9.30) con gli ascoltatori di Popolare Network sull'utilità del referendum, la lotta per la difesa dei beni comuni e sull'acqua pubblica. Un regalo per il nostro inizio di raccolta firme, con buoni argomenti e spunti davvero interessanti per un dibattito. Buon ascolto e grazie a Popolare Network e Radio Popolare Roma per la gentile concessione del podcast.



I tre quesiti referendari
Primo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»
Secondo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", come modificato dall'art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008

Terzo quesito:
«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?»










Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.
Per garantirne l’accesso a tutte e tutti.
Per tutelarlo come bene collettivo.
Per conservarlo per le future generazioni.

La bolletta dell'acqua aumenta di 200 euro l'anno






*22 Gennaio 2010 "Sindaco" Gaspare Portobello SI Conto Consuntivo 2008
*22 Luglio 2009 "Assessore" Aiello Signore Paolo
*9 Luglio 2009 "Sindaco" Gaspare Prof Portobello
*5 Giugno 2009 Isola delle Femmine SI Acque Potabili Aiello
*5 Novembre 2008 “Sindaco” Portobello Professore Gaspare SI alla struttura Tariffaria Proposta SI alle modalità di Trasferimento dipendenti SI SIGNORE
*5 Novembre 2009 Resoconto Intermedio al 30 Settembre 2009
*6 Dicembre 2007 “Sindaco” Gaspare Portobello Professore non comunica tariffa
*9 Luglio 2007 “Sindaco” Prof. Gaspare Portobello
*Convenzione di Gestione A.T.O.-A.P.S.
*Stipula della Convenzione di Gestione del Servizio Idrico Integrato nell'ATO 1 Palermo
*7 Maggio 2007 “Assessore” Aiello Signor Paolo
*19 Marzo 2007 Regolamento Finzionamento ATO Erasmo Virga Isola delle Femmine
*4 Settembre 2006 Longo rappresenta Isola delle Femmine
*Disciplinare tecnico Contratto di Servizio
*Convenzione di Cooperazione dell'ATO 1 Palermo Stefano Bologna
*Acqua privatizzata, il decreto è legge
*Acqua in mano ai privati, il governo pone la fiducia
*APPELLO DAL C.C. di Borgetto ai Comuni limitrofi: No alla privatizzazione dell’acqua
*NASCE L'ATO DELL'ACQUA DEL PALERMITANO

*ATO IDRICO Acque Potabili Siciliane

*Proposta di Legge Popolare Acqua Bene Comune

*Coordinamento Nazionale Enti Locali Acqua bene Comune

*Statuto Coordinamento Enti Locali Acqua bene Comune
*Acqua Bene Comune Getione criteri di economicità e di solidarietà Legge 36/94
*Ambiti Ottimali per Gestione e utilizzazione Servizio idrico

*L'ACQUA IN SICILIA
*Relazione Rendiconto Acque Potabili Siciliane 9/09
*ACQUA PUBBLICA, RIPRENDIAMOCI IL FUTURO!

*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa

*Dossier sull'acqua ai privati: Scarica il pdf
*Dossier Munnizzopoli: scarica il pdf
*150. Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento.
*articolo 113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
*articolo 113, comma 7, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
*articolo 1, comma 5, del d.lgs. n. 284 del 2006
*articolo 36 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque sugli impianti elettrici, approvato con regio *decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
*capo I del titolo VI del regio decreto 8 maggio 1904, n. 368.
*legge 18 maggio 1989, n. 183,
*comma 2, dell'articolo 63 del presente decreto.
*articolo 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
*articolo 42, comma terzo, del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775,
*articolo 107, comma 3.
*decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231
*articolo 184, comma 3, lettera a),
*articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998
*articolo 227, comma 1, lettera a);
*articolo 113, comma 7, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
*articolo 113, comma 5-ter, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
*articoli 153 e seguenti del d.lgs. n. 163 del 2006
*articolo 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165
*comma 15-bis dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
*articolo 21 della legge n. 241 del 1990

A.P.S., A.T.O. Idrico PA 1, ACQUA, acqua bene comune, articolo 23 bis della Legge 133/ 2008, BOLOGNA, capaci . PORTOBELLO, ISOLA DELLE FEMMINE, ISOLA PULITA, PRIVATIZZAZIONE, servizi,



giovedì 22 aprile 2010

Tra Berlusconi e Fini è scontro totale "Dimettiti" "Mi cacci?"




Cosentino si dimette da sottosegretario

“Fini vuole solo il potere nel partito”

“Lascio il governo per concentrarmi sul Pdl in Campania”. La decisione dopo un vertice con Berlusconi a palazzo Chigi, presente anche Verdini. L’Anm: “I magistrati coinvolti nelle inchieste vadano via”





L’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino

ROMA – Dopo un vertice a Palazzo Chigi con il premier, Nicola Cosentino, coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P3, si è dimesso da sottosegretario all’Economia. “Ho deciso di concerto con il presidente Berlusconi di rassegnare le mie dimissioni da sottosegretario per potermi completamente dedicare alla vita del partito, particolarmente in Campania, anche al fine di contrastare tutte quelle manovre interne ed esterne poste in essere per fermare il cambiamento”, ha detto. La decisione è arrivata dopo che il presidente della Camera Gianfranco Fini, duramente contestato dai berlusconiani e dalla Lega, aveva calendarizzato per la prossima settimana una mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario che avrebbe messo a rischio la tenuta della maggioranza. E ora l’opposizione canta vittoria, incassando un successo analogo a quello riportato qualche giorno fa con le dimissioni del ministro Aldo Brancher 1.

In una nota diffusa subito dopo le dimissioni, Cosentino ha commentato proprio l’operato di Fini: “Il presidente della Camera con solerzia degna di miglior causa, dopo che già per due volte proprio alla Camera dei deputati analoghe mozioni erano state votate e respinte con larga maggioranza, così come anche una al Senato, ha ritenuto di volerle calendarizzare in tempi brevissimi basandosi quindi soltanto su indimostrate e inconsistenti notizie di stampa”. E sempre in merito a Fini ha scritto: ”E’ risibile che l’onorevole Fini voglia far passare le sue decisioni come se derivassero da una sorta di tensione morale verso la legalità quando si tratta soltanto di un tentativo, anche assai scoperto, di ottenere il potere nel partito tramite Bocchino”. Poi l’attacco al ‘circo mediatico’: ”Contro di me – ha detto – è in atto da due anni una persecuzione dal solito circo mediatico, da L’Espresso a la Repubblica, probabilmente perché ho messo fine alle sconfitte del centrodestra in Campania”. Più tardi, ai microfoni del Tg2, Cosentino ha negato che a chiedergli le dimissioni sia stato Berlusconi: ”Assolutamente no – ha risposto -. Sono io che le ho offerte perché è diventata una situazione insostenibile”.

Il deputato mantiene comunque il ruolo di coordinatore del Pdl in Campania. Nel pomeriggio, dopo la calendarizzazione della mozione di sfiducia alla Camera, Cosentino e il coordinatore del Pdl Denis Verdini sono stati a palazzo Chigi a colloquio con Berlusconi, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri, il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, il vice capogruppo al Senato Gaetano Quagiarello.

Subito dopo il vertice, Berlusconi ha fatto sapere di aver condiviso la scelta di Cosentino, ma allo stesso tempo si è detto convinto della sua “totale estraneità” alle accuse che gli vengono rivolte. “Ho condiviso la decisione di Nicola Cosentino di dimettersi da sottosegretario – ha affermato il rpemeir in una nota – Ho altresì avuto modo di approfondire personalmente e tramite i miei collaboratori la sua totale estraneità alle vicende che gli sono contestate. Sono quindi certo che la sua condotta durante la campagna elettorale per la regione Campania è stata improntata alla massima lealtà e al massimo impegno per ottenere la vittoria di Stefano Caldoro”. E sul ruolo di Cosentino all’interno del Pdl, Berlusconi ha scritto: “Ritengo che potrà proficuamente continuare a svolgere il suo importante ruolo politico nell’ambito del nostro movimento per consentirci di conseguire ancora quegli eccellenti risultati di cui è stato artefice come coordinatore regionale”.

All’uscita da Palazzo Chigi, ai cronisti che gli chiedevano se siano opportune le dimissioni di Verdini, Cosentino ha risposto: “Assolutamente no”. Secondo l’ormai ex sottosegretario, ha ripreso vigore “quello spirito di Tangentopoli che ha fermato l’Italia per anni. Dobbiamo tornare alla presunzione di innocenza, non basta un avviso di garanzia” per rendere colpevole una persona. Su Verdini ferma anche la posizione del coordinatore Pdl e ministro della Difesa, Ignazio La Russa: ”Non ho visto nessuno che ha chiesto le dimissioni di Verdini, per me non si è aperta tale questione, e nessuno lo ha chiesto”.

Non si è fatto attendere l’intervento di Gianfranco Fini: “Dimettersi anche per potersi meglio difendere in sede giudiziaria era per l’onorevole Cosentino un atto indispensabile e doveroso di correttezza istituzionale per una evidente e solare questione di opportunità politica”. E sulle accuse che l’ex sottosegretario gli ha rivolto, il presidente della Camera ha detto: “Quello che dice mi lascia del tutto indifferente”. Poco prima delle dimissioni di Cosentino, l’ex leader di An aveva insistito sulla necessità di “una politica durissima con chi non ha un’etica del comportamento pubblico, una politica che sia intransigente nei confronti di coloro che pensano attraverso la politica di mettersi al riparo dei doveri che ciascun cittadino ha nei confronti della comunità”.

Le opposizioni. “La maggioranza è nei guai – ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in visita negli Usa – Questa è una vittoria netta delle opposizioni e del Pd, che poi il partito di Berlusconi voglia farsi rappresentare in Campania da una figura come quella di Cosentino lo lasciamo al giudizio degli elettori”. Vari esponenti democratici hanno osservato che è il terzo caso di dimissioni di un componente del governo, dopo Scajola e Brancher, nel giro di poche settimane, che la maggioranza è ormai “alle corde” e l’esecutivo “cade a pezzi”. E al tempo stesso hanno sottolineato che la decisione di Cosentino non risolve “la questione politica aperta dal quadro inquietante emerso dalle indagini in corso”.

Soddisfatto Antonio Di Pietro: ”Era ora. Cosentino non poteva fare altrimenti. Avrebbe dovuto dimettersi da tempo, visti i suoi precedenti, come più volte è stato chiesto dall’Italia dei valori – ha affermato in una nota il leader dell’Idv riferendosi alle accuse di associazione mafiosa mosse dalla magistratura al coordinatore del Pdl in Campania – Adesso chiediamo, come abbiamo fatto oggi in aula, che la Camera autorizzi il suo arresto, come ha già chiesto l’autorità giudiziaria. E dopo la mozione di sfiducia contro Cosentino, l’Idv si prepara a chiedere una mozione contro l’intero governo Berlusconi. Continueremo a batterci a difesa della legalita’ e della democrazia”.

Di atto di ragionevolezza, anche se tardivo, ha parlato anche il numero uno dell’Udc Pier Ferdinando Casini: “Le dimissioni di Cosentino sono un gesto di ragionevolezza. Resta il rammarico che abbia aspettato la presentazione della mozione di sfiducia”.

La maggioranza. “Una scelta sofferta e responsabile, per sottrarre il governo a polemiche strumentali” è il giudizio di Gasparri.

Dal canto suo, il finiano Italo Bocchino ha ringraziato il premier: “Ringraziamo Berlusconi per aver ascoltato il nostro grido d’allarme rispetto al danno elettorale che la permanenza al governo di Nicola Cosentino stava provocando al Pdl”.

Secco ‘no comment’ dal ministro dell’Interno Roberto Maroni che già nel pomeriggio non aveva voluto sbilanciarsi sulla questione, dicendo solo: “C’è un membro del governo che è sottoposto ad indagine, ma non mi risulta che sia stato condannato. I casi individuali sono tali, ma sono più gravi degli altri perché chi riveste cariche pubbliche deve andare oltre l’affermazione di innocenza”.

Anm. Per non gettare ombre sulla categoria, segnali forti sono chiesti anche dai magistrati. L’associazione nazionale magistrati chiede le dimissioni delle toghe coinvolte nelle inchieste sulla cosiddetta P3 scaturita dalle indagini sull’eolico. “Servono segnali forti. Bisogna avere la capacità di farsi da parte – ha detto il segretario del sindacato delle toghe Giuseppe Cascini – se un sospetto cade sulla tua persona lambisce l’istituzione. Un segnale forte sarebbe che i magistrati coinvolti liberassero l’istituzione e non la coinvolgessero”.

Secondo il segretario dell’Anm, “il tentativo di sottovalutare la gravità della vicenda è una linea pericolosa perché questa ha le caratteristiche analoghe a quelle degli anni Ottanta. Le differenze riguardano solo aspetti più grotteschi e poco istituzionali anche rispetto alla loggia P2 ma il rischio maggiore è proprio quello di sottovalutare la gravità del fenomeno”. Cascini sottolinea che “i fatti che emergono sono chiarissimi, per questo noi abbiamo espresso subito la nostra indignazione”.

14 luglio 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/07/14/news/sfiducia_cosentino-5578170/





13/7/2010 (12:3) – CRESCE LA BUFERA POLITICA LEGATA ALL’INCHIESTA SULL’EOLICO




il "finiano" Italo Bocchino


Mozione per sfiduciare Cosentino

Berlusconi: “Basta giustizialismo”

I finiani valutano la proprosta. Di Pietro: “Il Governo ritiri le deleghe al sottosegretario”. Franceschini: “Fine dell’impero”

ROMA

«Il clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro Paese non è certo d’aiuto. Ma ancora una volta metterò tutto il mio impegno personale, assieme a quello del Governo e della coalizione da me guidati e legittimati costantemente dal sostegno dei cittadini, per impedire ritorni ad un passato che gli italiani non vogliono più». E’ quanto dice Berlusconi in una nota diffusa da Palazzo Chigi. Cresce, intanto, la bufera politica intorno all’inchiesta sull’eolico. Italo Bocchino non esclude la partecipazione dei deputati Pdl finiani alla mozione per le dimissioni di Nicola Cosentino. «Non vogliamo esprimerci, forse è opportuno che su questo si riuniscano il gruppo del Pdl alla Camera e i vertici del partito per decidere» dice il presidente di “Generazione Italia”. Posizione che certo non attenuerà le polemiche all’interno del Pdl, con il coordinatore Sandro Bondi che giudica «nefasto il ruolo di Bocchino nel dibattito interno al nostro movimento politico».

Lo stesso vicepresidente dei deputati Pdl domanda «come si fa a considerare nefasto l’atteggiamento di chi chiede trasparenza e pulizia morale e difendere autori di episodi imbarazzanti per il Pdl?». La questione aperta dall’inchiesta sull’eolico finisce per intrecciarsi con il dibattito sull’allargamento all’Udc e sul delicato confronto sulla riforma delle intercettazioni, per le quali oggi in commissione Giustizia alla Camera si chiude il termine per il deposito degli emendamenti. I centristi scelgono di votare per la mozione che chiederà le dimissioni del sottosegretario Pdl all’Economia, ed è Michele Vietti ad osservare che «l’incompatibilità è evidente». Mentre, a proposito di intercettazioni, i deputati Udc in commissione apprezzano lo spirito degli emendamenti della maggioranza ma non nascondono le loro riserve sul nodo della libertà dell’informazione e degli ostacoli alle indagini.

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Il tutto nel giorno in cui arriva la censura dell’Onu sul provvedimento, ulteriore motivo di scontro tra maggioranza e opposizione. «Sembra di essere alla fine di un impero, tutto crolla», dice Dario Franceschini che ribadisce: «I sottosegretari Cosentino e Caliendo devono dimettersi o non esiteremo ad adottare tutte le iniziative parlamentari». E Antonio Di Pietro annuncia la presentazione della mozione perchè «non si può tirare il sasso e nascondere la mano, è il momento in cui ciascuno deve assumere le proprie responsabilità». Roberto Calderoli torna sui rapporti tra Berlusconi e Fini osservando che si tratta di una questione che «devono risolvere loro», consigliando un faccia a faccia tra due leader che, osserva, hanno entrambi «due caratteri molto forti».

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Sul fronte della guida del Pdl è invece Franco Frattini a prendere posizione: «Ho confermato in molte occasioni la mia preferenza per il coordinatore unico dopo un periodo di esperienza del cosidetto triumvirato», dice il ministro degli Esteri dicendosi intanto disponibile «a lavorare per il rafforzamento del Pdl, anche con iniziative culturali che hanno un valore importante, riconosciuto anche ieri dal premier», ma rilevando anche che «il compito di rappresentare l’Italia nel mondo è assorbente ed esclusivo». E, osserva, «si può fare una cosa sola alla volta».

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201007articoli/56687girata.asp

Pubblicato in giustizia, italia, politica, società





Italo Bocchino

I finiani avvertono il Pdl


“Valutiamo sfiducia a Cosentino”


Bocchino: “Si deve dimettere, pronti a votare con l’opposizione”. Pd e Udc verso la mozione. Bondi non ci sta: “Il ruolo di Bocchino è nefasto”



ROMA – Non si placa lo scontro dentro il Pdl. Con i finiani che tornano accendere le polveri. Dopo aver chiesto le dimissioni di Denis Verdini, indagato per l’inchiesta sulla cosidetta nuova P3, Italo Bocchino rilancia: “Se il sottosegretraio Cosentino non si dimette valuteranno le mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni”. 1Parole che arrivano dopo l’iscrizione sul registro degli indagati della Procura di Roma del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e del sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, nell’ambito dell’inchiesta sull’eolico.


E la mozione dell’opposizione è certa. Annunciata dall’Idv e sposata da Pd e Udc. “Se Cosentino e Caliendo non si dimettono, il Pd è pronto a presentare una mozione per chiedere la loro rimozione. Sembra di essere alla fine di un impero, tutto crolla” dice il democratico Dario Franceschini. Poi è la volta adell’Udc. “Siamo garantisti, ma l’incompatibilità tra un delicato ruolo di governo e il coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria è evidente a tutti. Voteremo la mozione” annuncia il presidente vicario dei centristi della Camera, Michele Vietti.


Furioso con Bocchino il ministro della Cultura Sandro Bondi. “Leggendo l’ennesima esternazione mi confermo nella convinzione che il suo ruolo nel dibattito interno al nostro movimento politico sia nefasto – scrive in una nota – Bocchino, infatti, punta continuamente sulla logica della provocazione piuttosto che su quella del confronto alto e costruttivo, che invece sarebbe necessaria per affrontare i problemi e superare le incomprensioni”.



Immediata la replica di Bocchino: “Le parole di Bondi mi sorprendono. Come si fa a considerare nefasto l’atteggiamento di chi chiede trasparenza e pulizia morale e difendere autori di episodi imbarazzanti per il Pdl?”.



Il vicepresidente dei deputati del Pdl e presidente di Generazione Italia continua dicendo di aver appreso “dalla stampa di un’azione di dossieraggio nei miei confronti con la preparazione di falsi atti giudiziari e l’utilizzo fraudolento di timbri della Dia”. “Premesso che nessuna opera di questo genere può preoccuparmi né intimorirmi, va detto – aggiunge l’esponente finiano – che siamo di fronte a una vicenda inquietante di cui è opportuno conoscere i contorni, i contenuti, i committenti e gli utilizzatori finali”. Poi una frecciata ai vertici del Pdl “Chissà se Bondi e Cicchitto mi esprimeranno solidarietà così come la esprimono a Verdini e Cosentino o se riterranno questo episodio normale in un partito democratico e liberale. D’altronde la mia colpa è stata soltanto quella di aver sostenuto con forza la candidatura di Caldoro ritenendola la migliore sia politicamente sia moralmente”.



13 luglio 2010


fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/07/13/news/lite_bondi-5554240/?rss






"Dimettiti". "Che vuoi fare? Mi cacci?"
Lo scontro tra Berlusconi e Fini

Fini: "Da oggi si cambia"
Quando Fini sale sul podio, dunque, il clima è già caldo. E l’ex leader di An non fa sconti. Prima però sgombra il campo dagli «equivoci»: dice di non aver mai messo in discussione la leadership di Berlusconi, di non voler «tradire» il premier, nè tanto meno di «remare contro» il governo o fare una «corrente finalizzata a ottenere quote di potere». Però, aggiunge, è «puerile nascondere la polvere sotto il tappeto». Segue un lungo elenco di richieste: da quella di smetterla di essere una «fotocopia» della Lega, a quella di creare più luoghi di discussione; dalla rimodulazione del programma in virtù della crisi, alla convocazione di una «commissione» sul federalismo. Il tutto è condito da diversi battibecchi con Berlusconi, che più di una volta afferra il microfono per interrompere l’ex leader di An. Ma è nulla rispetto a quello che succede poco dopo.

La lite in diretta

"Valeva la pena di fare da contrappunto quasi quotidiano al presidente del Consiglio? Se vuoi lo fai da uomo politico di partito e non da presidente della Camera", accusa Berlusconi.

Fini si è alzato e gli ha detto: "Che fai? Mi cacci?", Berlusconi gli ha risposto: "Guarda che ho qua quello che hai detto tu".


http://dailymotion.virgilio.it/pageitem/video/edit?request=/video/edit/xd1mw8_dimettiti-che-vuoi-farey-mi-cacciy_news

Nota a margine: In onore al GRANDE Bondi non dimentico dei suoi trascorsi di aderente e dirigente del P.C.I.

"Ognuno ha la sue opinioni, ma se le deve tenere per sé, esprimerle solo in forma "privata" e singolare (centralismo democratico). In più, "servire il popolo": un tocco di maoismo non guasta. Lunga vita al grande timoniere! "

IL VIDEO dello scontro tra Berlusconi e Fini

sollecitato la vendita del quotidiano ad una cordata di imprenditori

GUARDA IL VIDEO

il numero esatto dei finiani non è chiaro

documento conclusivo

LA DIREZIONE DEL PARTITO raccontata attraverso iL TELEFONINO

Sms Pdl, la diretta di Aldo Cazzullo


ORE 19:00 - Batteria scarica.

ORE 18:58 - I poliziotti, esausti: «Ce ne possiamo andare?». «No, dentro ci sono ancora Alemanno e La Russa».

ORE 18:56 - L'onorevole Barani, ex sindaco di Aulla: «L'importante è che non tolgano la statua di Bettino Craxi dalla piazza del mio paese».

ORE 18:50 - La frase del documento finale: «Siamo un popolo, non un partito» è stata indicata da Berlusconi.

ORE 18.49 - L'astenuto è Pisanu.

ORE 18:48 - Cosentino: «È uno strappo. Vedremo nei prossimi giorni se Fini lo renderà irrimediabile».

ORE 18:39 - Ancora Granata: «nascerà il Partito della Nazione».

ORE 18:38 - Granata: «Il documento è un invito ad andarcene. Ma noi resisteremo. Vergognoso che Berlusconi abbia detto a Fini di lasciare la presidenza della Camera».

ORE 18:34 - Documento finale: divisioni assurde dopo una grande vittoria. Avanti con meno tasse, più lavoro. Nel partito si vota e la minoranza si adegua. Tutti sì, tranne 11 no e un astenuto.

ORE 18:30 - Lupi stile anni '70: «Dobbiamo servire il popolo!».

ORE 18:07 - Rotondi precisa, ovviamente via sms: «Mi riferivo alla sopravvivenza politica. Si illudono tutti in questa sala: senza Silvio resterà poco. Il glorioso archivio della Dc me lo sono dovuto portare in campagna in Irpinia. Al potere non sopravvive niente».

ORE 18:05 - Alemanno centra il punto della giornata: «Io sono molto meno buono di Veltroni ma al campo nomadi Casilino 500 ci sono stato e lui no!».

ORE 17:45 - Fini fa sapere che resta nel Pdl e tutto sommato non è un male che l'esistenza di una minoranza sia stata così plasticamente rappresentata. Resta la sensazione che al primo scontro, magari sulla giustizia, salterà tutto.

ORE 17:30 - Brunetta per non farsi mancare nulla ha impostato l'intervento contro Tremonti; così, tanto per tenersi in esercizio.

ORE 17:23 - Berlusconi non ha l'aria di divertirsi. Parla ma la testa è altrove. È la prima volta che lava i panni sporchi in pubblico. Dev'essere stata una vera violenza fisica per lui. Non ha l'aria di essersi sfogato ma di aver subìto un colpo.

ORE 17:21 - Brunetta parte subito forte: «Non so voi, ma io mi sto divertendo».

ORE 17:20 - Rotondi: «Non so chi verrà dopo Berlusconi. So che non ci saremo». Scongiuri nelle ultime fila.

ORE 17:18 - Roberto Gasparotti: uomo-chiave del berlusconismo, gran regista di fondali, luci scenografie: «Non c'è rottura, né conciliazione. Semplicemente, è finita».

ORE 17:07 -Chiusa di Quagliariello: «Il Pdl ha vinto, è il momento di gioire tutti insieme».

ORE 17:05 - I finiani probabilmente rinunciano al loro documento. Per oggi basta liti. Si va avanti da separati in casa.

ORE 16:55 - Berlusconi ha la voce stanca, un po' triste. Fini tace.

ORE 16:52 - Quagliariello: «Ce lo siamo dimenticati, Spatuzza in mondovisione?».

ORE 16:51 - Lamorte ottimista: «Non vedo la rottura». Però conferma che i finiani non parleranno.

ORE 16:49 - Fini si consulta con Donato Lamorte.

ORE 16:47 - Gasparri evoca un punto-chiave: la sintonia emotiva dentro il governo e la maggioranza sul caso Englaro, con Fini unico contrappunto.

ORE 16:45 - Gasparri: «Abbiamo fatto bene a sopportare la tenda di Gheddagi a Villa Pamphili e tutto il resto pur di avere meno clandestini... e mi fermo per non rovinare i rapporti diplomatici».

ORE 16:41 - Bonaiuti seduto vicino a Fini in difficoltà perché durante i discorsi di Berlusconi e dei berlusconiani non può applaudire né battere ciglio.

ORE 16:36 - I finiani fanno sapere che non intendono prendere la parola. Rottura più vicina. Gasparri: «Vorrei portare una nota di pacatezza nello spirito di coesione...». Altra pausa caffè.

ORE 16:17 - Ora Cicchitto fa autocritica: «Sembriamo un gruppo di matti».

ORE 16:12 - Cicchitto cita se stesso: «Parlai in Parlamento di network dell'odio da parte di gruppi editoriali e finanziari, e lo confermo. L'establishment continua a non accettare Berlusconi».

ORE 16:04 - L'onorevole Mantovano cita Falcone. Alfano evoca il diritto naturale. Alessandra Mussolini si è fatta la coda.

ORE 15:50 - Dietro le quinte Fini ha detto: io non me ne vado, mi dovete cacciare. Saranno presentati due documenti: se si votasse la maggioranza berlusconiana sarebbe schiacciante. La rottura non sarà formalizzata oggi, ma è nei fatti. Alfano offeso con Fini che ha avuto parole durissime su legalità e politica giudiziaria del governo.

ORE 15:39 - Berlusconiani e finiani si sono riuniti separatamente. Ora sono di nuovo in sala. I ministri hanno la disposizione di spiegare l'attività del governo. Sacconi esegue.

ORE 14:57 - Pausa pranzo. Si è andati al di là di ogni aspettativa. La Lega incassa.

ORE 14:33 - Giovanardi terrorizzato: «Silvio, vorrei dire una cosa, ma, ti prego, prendila bene...».

ORE 14:25 - Il contributo della sinistra arriva ai cronisti via sms: «Vi segnalo sul Foglio di oggi mio articolo sulla leadership del Pd. A presto e buon lavoro. Giorgio Tonini».

ORE 14:21 - Pasquale Squitieri: colpa della massoneria.

ORE 14:13 - Non occorre il labiale per capire Fini: «Che fai, mi cacci?». Berlusconi non l'ha detto ma la risposta è: sì.

ORE 14:02 - Fini lo applaude ironicamente. Il Pdl così com'era non finirà formalmente oggi ma di fatto è già finito.

ORE 13:58 - «Sei venuto a dirmi che ti eri pentito di aver fondato il Pdl...».

ORE 13:56 - Berlusconi gli stringe la mano ma prende la parola a sorpresa: «Mi pare di sognare...». Fini in piedi. Scontro totale.

ORE 13:53 - Finalmente un «Silvio».

ORE 13:50 - «Ti ricordi che litigata», «ti ricordi che discussione...». I divorzi non devono essere molto diversi.

ORE 13:34 - Lo chiama insistentemente «Berlusconi», e basta.

ORE 13:30 - Fini non è abituato ad affrontare una platea così ostile. Finora poco brillante, ora sta carburando, accosta pure Berlusconi a De Mita, Alemanno chiude gli occhi, Quagliariello scuote il capo, Gasparri disgustato. Berlusconi non ne può più.

ORE 13:18 - Fini ha patito un po' la reazione brusca di Berlusconi. Ora legge. Lo guarda negli occhi: «Ci fossimo capiti un po' meglio...».

ORE 13:15 - Berlusconi a braccia conserte, seccatissimo. Il 90% della direzione è con lui, ma è la prima volta in 17 anni di politica che viene contraddetto in casa propria.

ORE 13:12 - «Bondi ha riconosciuto di venire dalla tradizione comunista che non ammetteva il dissenso...». Berlusconi prende appunti.

ORE 13:08 - Scontro aperto. Fini: «Berlusconi, te lo dico in faccia: non sono io il traditore...». Berlusconi: «Non attribuirmi cose che non ho mai detto!». Nessuno sforzo per dissimulare l'inimicizia.

ORE 13:05 - Fini si lamenta degli insulti ricevuti da giornalisti «lautamente pagati da stretti familiari del presidente del Consiglio». Brusio in sala.

ORE 13:01 - Fini, cravatta rosa: «Dobbiamo chiarezza agli italiani. Altro che riunione inutile. Nella regia - ho scoperto che eravamo tanti a cofondare il Pdl - colgo l'atteggiamento puerile di chi nasconde la polvere sotto il tappeto».

ORE 12:48 - Berlusconi infierisce: «Prima ho salutato i cofondatori del Pdl: Fini, Rotondi Giovanardi. Ho dimenticato di salutare Mario Baccini, Alessandra Mussolini, Sergio De Gregorio. E poi Bonocore, Caldoro, Dini, Biasotti, Nucara...». Curiosità in platea: «Ma chi è Bonocore?».

ORE 12:43 - Tremonti chiude citando Sturzo: «Le correnti portano alla frantumazione del partito». Fini mastica chewingum.

ORE 12:39 - Tremonti migliore in campo: «La sinistra è più che mai il partito dell'Appennino. Vendola rappresenta l'Appennino Dauno».

ORE 12:21 - Tremonti riporta tutti alla realtà ricordando che siamo ancora nel bel mezzo della crisi.

ORE 12:17 - «L'ho detto in mondovisione: io sono al fianco del Papa».

ORE 12:13 - Ma poi il ministro degli Esteri non si tiene: «È venuto Obama e ha fatto esattamente quel che gli abbiamo detto di fare...».

ORE 12:07 - Frattini rivendica il complesso della politica estera: «Attenti, se ci dividiamo facciamo la gioia degli italiani nemici dell'Italia».

ORE 12:01 - Berlusconi chiede la parola: «Ricordiamoci che la Lega ha un terzo dei nostri voti e un decimo dei nostri ministeri». Bossi per fortuna non è qui.

ORE 11:58 - Deputati Pdl al bar: «Più che una direzione è un'umiliazione pubblica di Fini». In effetti, prima di lui parlano i ministri che sono tutti critici. Ma Tremonti probabilmente gli lancerà un segnale d'apertura.

ORE 11:55 - Prende la parola l'onorevole La Russa. Pausa caffè.

ORE. 11:31 -Tutti in piedi, Formigoni e Moratti compresi, per Bondi.

ORE 11:30 - A Bondi è insolitamente affidata la parte del duro. Anche se attacca Fini fingendo di attaccare l'innocuo professor Campi e la fondazione FareFuturo.

ORE 11:25 - Bondi è il primo ad aprire le ostilità con Fini: «Non ci sono lì gli uomini liberi e qui i servi! È un cupio dissolvi, una logica da vecchia politica che divorzia dalla realtà e diventa una nuvola speculativa, un bizantinismo». Fini tra poco dirà: «L'integrazione degli immigrati non è una nuvola speculativa , la laicità dello Stato non è un bizantinismo...»

ORE 11:17 - Bondi: «Il Pdl non è più un sogno ma una solida realtà». Come Immobildream.

ORE 11:01 - Denis Verdini parte subito forte: «Vorrei fare un breve excursus sulla storia del Pdl». Panico tra gli astanti.

ORE 10:58 - Comincia la discussione: i finiani si sono iscritti a parlare tutti. Berlusconi: va bene, ma non più di tre minuti; se non si finisce in questa riunione, ne facciamo un'altra.

ORE 10:55 - Berlusconi ha finito la "relazione". In sintesi: va tutto bene; congresso entro l'anno. Toni concilianti, non da rottura. Sensazione di un accordo dietro le quinte.

ORE 10:45 - Berlusconi è preoccupatissimo di dare l'impressione di una riunione di partito vecchio stile: «Non parlate in aula, non fate capannelli, rimanete seduti» ammonisce tipo capoclasse.

ORE 10:42 - Brevissima stretta di mano con Fini; ma pur sempre una stretta.

ORE 10:32 - È arrivato Berlusconi accolto per una volta non da «Meno male che Silvio c'è» ma da musica da ascensore. Una giornata da Prima Repubblica. Sorrisi brevi.

ORE 10:07 - La direzione del Pdl comincia in Corso Vittorio, la via che porta dai Palazzi al cupolone, alla cui ombra si tiene lo scontro tra Fini e Berlusconi. Ingorgo mostruoso. Le auto blu si aprono un varco a sirene spiegate. Passanti inferociti.

http://www.corriere.it/politica/10_aprile_22/direzione-pdl-diretta-cazzullo_a0983ed2-4de6-11df-b72f-00144f02aabe.shtml?fr=correlati



Il Cavaliere tenta l’ultimo patto con Fini

“Ma se fallisce, resa dei conti nelle urne”

Ambasciatori al lavoro: scambio di “carte” dalla giustizia al federalismo. DAgli ambienti vicini al presidente della Camera si conferma: “Il confronto è in corso”. Premier tentato di forzare la mano e inserire nella riforma della giustizia l’ipotesi dei pm sotto l’esecutivo

di FRANCESCO BEI


Il Cavaliere tenta l'ultimo patto con Fini "Ma se fallisce,  resa dei conti nelle urne"

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ROMA - Non tira una bella aria a Palazzo Chigi. Silvio Berlusconi si sente stretto in un angolo, commissariato da Giulio Tremonti in materia di economia e senza reali margini di manovra. Solo all’estero ormai trova soddisfazione, tanto che oggi sarà a Tripoli (dopo una puntata a Sofia, in Bulgaria) per riportare a casa l’imprenditore svizzero “ostaggio” dei libici: “Gheddafi mi ha detto che lo riconsegna soltanto a me”. Per questo il presidente del Consiglio è tornato a riconsiderare il dossier-Fini, convinto che senza un’intesa con il presidente della Camera difficilmente la legislatura potrà ancora trascinarsi in questo modo. Raccontano che la trattativa con Fini, al di là dei fuochi d’artificio delle ultime ore sulle intercettazioni, stia andando avanti in maniera serrata. Tra i due non ci sono stati (ancora) contatti diretti, ma gli ambasciatori fanno la spola tra Montecitorio e Palazzo Grazioli, in qualche circostanza “con le carte in mano”.
Una discussione che, confida uno degli sherpa, ruota intorno a quattro cardini: “Il partito, la giustizia, il federalismo e la manovra”. Si valutano tutti gli scenari, compresa la convocazione di un’Assemblea nazionale del Pdl (quasi un congresso) per sancire l’accordo. Senza nascondersi che è proprio il capitolo giustizia, viste le ricadute immediate sull’iter del disegno di legge intercettazioni, quello che al momento ha reso impossibile l’intesa definitiva. E nella partita, estremamente complessa, rientrano non solo le modifiche alla legge-bavaglio, ma anche le norme più stringenti che i finiani vorrebbe inserire nel disegno di legge sulla corruzione o nel testo sulla “grande, grande riforma della giustizia” che sogna il Cavaliere, e che ieri anzi ha indicato come uno dei temi segnati in primo piano nell’agenda del governo. In questa “grande riforma”, come il premier ha rivelato ai giovani dei Club della libertà riuniti venerdì sera al ristorante “I dodici apostoli”, è prevista addirittura la sottomissione del pm all’esecutivo, secondo il modello francese. Un’ipotesi per l’Italia talmente estrema – anche al ministero della Giustizia cadono dalle nuvole – da far pensare alla solita richiesta di 100 per ottenere 50. Con tutte le prudenze del caso, negli ambienti vicini al presidente della Camera si conferma che “il confronto con Berlusconi è stato avviato”. Con quali esiti, tuttavia, è ancora troppo presto per dirlo.
Lo stesso Berlusconi si mostra prudente, non riesce a comprendere a cosa punti davvero il suo interlocutore e sospetta che il disegno sia quello di logorarlo, per poi sostituirlo prima della fine della legislatura. Eloquente una barzelletta su Fini raccontata ai giovani di Valducci, venerdì al ristorante. Nella storiella c’è “un vecchio missino”, pensionato a Cuba, che chiede al genio della lampada “un ponte” per tornare in Italia. Al rifiuto del genio – “troppo complicato, chiedimi un’altra cosa” – il camerata tenta con un altro desiderio: “Vorrei sapere cosa ha in testa Fini”. E il genio di rimando: “Di quante corsie hai detto che lo volevi il ponte..?”.
Nello stesso tempo Berlusconi, se da una parte lascia lavorare gli sherpa su un accordo “tombale” con il presidente della Camera, in grado cioè di archiviare tutto il contenzioso di questi mesi di guerriglia, dll’altra ha ricominciato ad accarezzare l’ipotesi di uno showdown. Del resto lo ha lasciato intendere con i ragazzi di Valducci, lamentandosi di avere “le mani legate”. “Io posso fare solo l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, ma pure quello ormai lo decide Letta. Dovrei avere almeno il potere di nominare e far dimettere i ministri e sciogliere le Camere. E’ l’unico modo per portare a termine il mandato conferito dagli elettori”. Senza poteri, “come fossi nudo”, impossibilitato a portare avanti le riforme “con questa Costituzione e con questi giudici, che pensano solo a come far cadere il governo”, al Cavaliere non resterebbe altra strada che il voto anticipato.
Quando? A un imprenditore amico ha confessato di pensare alla primavera del 2011 come stagione propizia per tornare al voto.

Ipotesi al momento ancora futuribile, ma forse non è un caso se il Cavaliere abbia ricominciato ad accarezzare il vecchio progetto di far saltare la par condicio, questione appunto legata a doppio filo alla campagna elettorale.

13 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/13/news/patto_fini-4799091/?rss





INTERCETTAZIONI

Berlusconi lancia l’ultimatum

“Gianfranco dica sì o è fuori dal partito”

Il premier vuole un nuovo ufficio di presidenza del Pdl: “Se il governo cade, si va subito al voto”. Il presidente della Camera: “Stavolta non accetto compromessi”

di LIANA MILELLA


Berlusconi lancia l'ultimatum  "Gianfranco dica sì o è fuori  dal partito"

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ROMA - Si gioca tutto sulla parola “compromesso”. Non lo accetta più Fini, non lo ipotizza neppure lontanamente Berlusconi. I due corrono in direzioni opposte, inevitabilmente verso lo scontro. “Mettiamoli fuori dal partito” minaccia il Cavaliere. E poi: “Andiamo a votare”. Ma Fini non si smuove e ai suoi dice: “Sulle intercettazioni è finito il tempo dei compromessi. Per un semplice motivo: se questo diventa l’ultimo passaggio parlamentare, subito dopo la legge entra in vigore. E noi non possiamo accollarci la responsabilità di norme sbagliate”. Elenca puntigliosamente le vistose smagliature, la durata “breve”, le multe agli editori, le ambientali, i reati spia. Gli chiedono preoccupati: e Berlusconi? Lui, al contrario del premier, non perde le staffe e ragiona con ponderatezza: “Quante volte abbiamo insistito sulla necessità di fare dei cambiamenti in questa benedetta legge? Ce li hanno concessi col contagocce, ma lo vedete tutti il risultato, quelle modifiche non sono sufficienti”. Che è come dire: è tutta colpa loro, potevano pensarci prima, noi adesso, davanti al Paese, non possiamo presentarci come quelli che arretrano nella battaglia sulla legalità. Deciso, fermo, incontra il suo consigliere giuridico Giulia Bongiorno in una Montecitorio deserta, non sono neppure le nove, insieme decidono la linea. Lei esce e si capisce senza ombra di dubbio dove vanno i finiani. Assicura che in commissione Giustizia, di cui è la presidente, “sarà garantito tutto l’approfondimento che merita un provvedimento così rilevante”. E quindi tempi non certo brevi.

Quando raccontano al Cavaliere che sta succedendo lui reagisce come se stesse scacciando un’ape chiudendola fuori dalla finestra. Tentato dal giocare la definitiva resa dei conti con il co-fondatore. Chi gli sta vicino assicura che Berlusconi, almeno nel mood attuale, quando il voto sulla manovra è ancora lontano, è tentato dalla rottura con Fini sfruttando proprio la querelle sulle intercettazioni. “Si mettano di traverso, abbiano il coraggio di andare avanti, così li mettiamo fuori dal partito”. Questo gli hanno sentito dire. Perché lui, oggi, non accetta di cambiare più nulla di questa legge.

Anche lui non accetta compromessi,
ma nel senso opposto di Fini. Lo dice: “Questa è l’ultima occasione: o si rispetta l’accordo o loro sono fuori. L’8 giugno abbiamo fatto l’ufficio di presidenza che si è chiuso con un voto unanime, il loro compreso. Le modifiche che hanno chiesto sono state già fatte. Adesso andiamo alla resa dei conti, e se è necessario mettiamo la fiducia”. Come alla Camera un anno fa. Come al Senato una settimana fa. Mentre Fini parla a Benevento e all’opposto ufficializza la necessità di prendere tempo, Berlusconi già sogna di liberarsi di lui: “Niente modifiche. Si va avanti. Se poi c’è qualcuno che vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo se la assuma, ma sappia che poi si va a votare”. Ormai è la minaccia ricorrente degli ultimi giorni per annegare il dissenso interno.

Ma i finiani non si spaventano per nulla. Vanno avanti. Non raccolgono le voci cattive che pur li raggiungono, come quella di un Berlusconi convinto che il co-fondatore voglia prendere tempo solo perché è convinto che stia per arrivare l’ennesimo scandalo giudiziario ai danni dell’entourage del premier. Un sospetto che avvelena il Cavaliere al punto da fargli guardar male alcune colombe del suo gruppo che, a suo dire, strizzerebbero l’occhio a Fini solo nella speranza di mettersi al riparo dai giudici. “Spazzatura” liquida via Fini. La cui preoccupazione è tutt’altra. Non lo allarma di certo l’accusa di aver fatto il doppio gioco, prima il voto dei suoi a favore della legge nell’ufficio di presidenza e poi adesso il nuovo stop. Non è una guerra di posizione dentro al partito la sua, come spiega chi gli ha parlato, ma “una battaglia sui principi”. E più studia la legge, più la Bongiorno gli illustra quali sono i punti deboli, più la sua decisione di andare avanti e non cedere si radicalizza.

Per questo, dopo aver riflettuto con lei sui possibili tempi parlamentari, ironizza sul fatto che “non c’è bisogno di correre prima dell’estate”. È proprio quello che il Cavaliere non vuole sentire perché, all’opposto, il suo obiettivo è chiudere a tutti i costi entro fine luglio per bloccare le intercettazioni nelle inchieste in corso e renderle comunque non più pubblicabili. Ma Fini sta facendo evaporare il suo progetto. E Berlusconi, per tutta risposta, vuole metterlo alle strette e per questo ipotizza un nuovo ufficio di presidenza che, al più presto, si pronunci di nuovo, a una settimana di distanza, sullo stesso maxi-emendamento passato al Senato. Per sfidare i finiani a votare adesso no dopo aver votato sì.

15 giugno 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/15/news/berlusconi_lancia_l_ultimatum_gianfranco_dica_s_o_fuori_dal_partito-4847173/?rss





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*Il Vespro Mese di Giugno: Isola delle Femmine fare chiarezza in consiglio pag.10.11.12 e la rubrica Caro “Sindaco” Portobello Professore Gaspare pag 40 e 41
*Mafia Nuove alleanze 9 arresti a Palermo
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*SINDACO: Punito perchè virtuoso
*Lombardo: "Ecco i nemici del cambiamento"
*Corte dei Conti INDAGINE funzionamento ATO PA 1
*Patto di Stabilità e Tributi locali legge 133/2008 art 77 bis
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*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*ATO Idrico Pa1 Struttura tariffa e agevolazioni
*FEDERALISMO Demaniale
*Piccolo apologo sul paese illegale
*Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo
*Sicilia i Termovaloroizzatori "puzzano" di mafia
*Presentazione del Rapporto sulle tecniche trattamentio rifiuti
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*Attuazione Art. 4 Legge4/3/2009, n. 15, ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.
*BANCA D’ITALIA Relazione Annuale
*"Sindaco" Gaspare Portobello Mafia o Antimafia
*Sindaco Portobello: Chi è lo sciacallo?
*Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti

Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali


Un esposto denuncia per deturpamento delle bellezze naturali di Isola delle Femmine, sarà presentato ai Carabinieri della locale stazione dal gruppo consiliare di opposizione “Rinascita Isolana”. A comunicarlo con una nota è lo stesso movimento politico, che addita la gestione del servizio di raccolta rifiuti in paese, amministrata anche ad Isola delle Femmine dall’Ato Palermo 1. Da tempo la cittadina marinara –scrive Rinascita Isolana- è invasa da tonnellate di rifiuti, che insistono – in cumuli di notevoli dimensioni – in diverse aree dell’abitato, nella zona costiera e lungo la Strada Statale 113 - in prossimità dello svincolo autostradale dell’A 29 – determinando –sottolinea- un indubbio e avvilente scempio visivo e producendo esalazioni maleodoranti. Ciò non solo rappresenta un serio pericolo per la salute dei cittadini e per la circolazione stradale, -si legge ancora nella nota del movimento politico- ma costituisce anche un sicuro vulnus alle bellezze naturali isolane e al connesso diritto di abitanti e visitatori di goderne. In particolare, si registra un’elevata concentrazione di rifiuti lungo la costa, -dichiara il gruppo consiliare di opposizione- all’interno dell’Area Marina Protetta – Riserva Naturale Orientata Capo Gallo/Isola delle Femmine, in prossimità della Torre Saracena; inoltre una sorta di discarica di almeno 50 mq.
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AMBIENTE, CUTINO, DANNO ERARIALE, DEBITO VERSO ATO PA1, DIONISI, DISCARICHE, giucastro, ISOLA DELLE FEMMINE, ISOLE ECOLOGICHE, PALAZZOLO, PALazzotto, PORTOBELLO, RACCOLTA DIFFERENZIATA, RISO, SALUTE,Munnezza



ATO PA1 il rattoppo dell'emergenza rifiuti


I sindaci Proprietari nonché clienti dell’ATO PA1 hanno firmato l’ennesimo piano Che prevede per ogni Comune Proprietario e cliente il versamento di quote mensili più alte fino a ottobre, allo scopo di adeguare il servizio di raccolta dell’immondizia al notevole aumento della popolazione nel territorio che si verifica con l’arrivo dell’estate.
Il presidente dell’ATO PA1, che i Comuni Proprietari/Clienti hanno nominato, Giacomo Palazzolo ha intimato ai sindaci che è necessario versare le quote mensili puntualmente e avviare tempestivamente una massiccia campagna di raccolta differenziata porta a porta, per separare i rifiuti secchi da quelli umidi.
Alla prossima riunione dei Sindaci Proprietari/Clienti dell’ATO PA1 revocheranno dall’incarico il Consiglio D’amministrazione da loro eletto!
Cittadini è una bella presa per il CULO non trovate?
Non trova Caro "Sindaco" Professore Gaspare Portobello ?
La situazione dal punto di vista igienico ambientale diventa ogni giorno più pericolosa per la salute dei Cittadini e le ripercussioni economiche che potrebbero derivarne per la stagione estiva. Siamo all’emergenza come dice l’avvocato Palazzolo. Esperienza ormai accertata giuridicamente sappiamo che le situazioni di emergenza richiamano contratti di sub-appalto, smuove money. Emergenza è come dire una pioggia di pubblico denaro. Quando le nostre strade si riempiono di munnezza c’è l’appalto che è in grado di sostituire le manifeste carenze della Pubblica Amministrazione. Si ha come l’impressione di un film già visto su cui le massime Autorità Regionali stanno in queste settimane denunciando dinnanzi alla magistratura. (vedi dichiarazioni Presidente Lombardo e Assessore Russo). Caro “Sindaco” Portobello tutto ciò non crea il Lei una qualche apprensione?
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