L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 17 agosto 2011

Ergastolano Siciliano l'ergastolano Bruno Francesco

Afa in cella, tutti fuori Ergastolano siciliano massacra il rivale di clan


È successo nell'ala di massima sicurezza del Due Palazzi In città scoppia l'allarme-ozono: sforato il limite

DUE PALAZZI Anche in carcere è esploso l’allarme caldo

L'allarme caldo travolge anche il carcere di massima sicurezza di Padova. Nel reparto Eiv (elevato indice di vigilanza) i responsabili avevano deciso di far uscire gli ergastolani dalle loro celle singole per trovare un po' di refrigerio. Ma un detenuto siciliano condannato per reati di mafia ha deciso di regolare i conti con un conterraneo del clan avverso. Francesco Bruno, 60 anni, nato a Isola delle Femmine (Palermo), condannato all'ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, è stato colpito più volte al viso e alla testa con una bomboletta di gas. Ora il sessantenne è ricoverato in ospedale a Padova in area rossa con il cranio sfondato. Oltre al trauma cranico ha anche una grave lesione oculare. È successo ieri mattina verso le 10.30, nell'ala della casa di reclusione considerata un fiore all'occhiello, la stessa in cui fino a poco tempo fa era rinchiuso anche Giuseppe Riina, figlio di Totò. Nell'ala Eiv ogni detenuto ha la propria cella. Sarebbero state però le temperature eccezionali di questi giorni a indurre i responsabili del reparto a far uscire i carcerati in una stanza più grande, per provare a rendere più sopportabili le giornate infuocate. Durante l'esperimento però è successo il peggio. Un altro detenuto siciliano, membro di un clan nemico, a sua volta condannato per reati di mafia, ha aggredito brutalmente Francesco Bruno. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno dovuto faticare non poco per dividerli. «La Polizia Penitenziaria, ma anche tutti gli altri operatori penitenziari - denuncia Angelo Urso, segretario nazionale Uil penitenziari - fanno del loro meglio per tenere sotto controllo la situazione ma evidentemente, vista la frequenza con cui si registrano aggressioni all'interno degli istituti penitenziari, la situazione è a rischio, soprattutto adesso che il periodo estivo riduce ulteriormente la già scarsa presenza di personale». Quella di ieri è stata un'altra giornata debilitante dal punto di vista delle temperature. La colonnina di mercurio è oscillata tra i 30 e i 32 gradi, con una termperatura percepita che si attesta ancora sui 40 gradi. Come se non bastasse dalle 13 è stato sforato il limite di ozono previsto per legge (180 microgrammi per metro cubo d'aria). Alla centralina della Mandria, per esempio, i valori si sono attestati sui 200 microgrammi per metro cubo d'aria per quasi tutto il pomeriggio. Valori elevati anche alla centralina dell'Arcella, dove però quota 180 è stata superata tra le 15 e le 16. Ciò che temevano i responsabili di Legambiente si è dunque verificato. Ora l'unica speranza è che, come previsto dal centro meteo di Teolo, le temperature da metà settimana tornino a scendere. I meteorologi sostengono che già giovedì si ricomincerà a respirare.

12 luglio 2011



http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/07/12/news/afa-in-cella-tutti-fuori-ergastolano-siciliano-massacra-il-rivale-di-clan-1.1131635

Regolamento di conti tra mafiosi in cella

Ergastolano legato a Riina e Provenzano riduce in fin di vita un settantenne

PADOVA- Una vera e propria spedizione punitiva. Pestaggio in carcere ieri mattina alla casa di reclusione di Padova: Giovanni di Giacomo, 47 anni, siciliano condannato all'ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, uomo legato a Totò Riina e Bernardo Provenzano, ha pestato sangue un altro mafioso, Francesco Bruno, 70 anni, anche lui condannato all'ergastolo per mafia. I due si trovano rinchiusi nell'area AS1 del carcere, la parte riservata ai detenuti di massima sicurezza, dove i condannati si trovano tutti in celle separate. Durante l'ora d'aria consentita attorno a metà mattina Di Giacomo è uscito, mentre Bruno è rimasto dentro. In ogni caso la cella di Bruno sarebbe rimasta aperta. Di Giacomo si sarebbe dunque assicurato che nessun agente della polizia penitenziaria fosse di sorveglianza nelle vicinanze. Sarebbe quindi entrato di nascosto prendendo di sorpresa l'altro detenuto, che, data l'età, non è riuscito a difendersi. Dentro quei pochi metri quadri si è scatenata una violenza inaudita: il 47enne ha preso la testa di Bruno sbattendola più volte addosso al muro e a terra. Poi se ne è andato, lasciando l'altro in una pozza di sangue, probabilmente svenuto. L'aggressore deve aver pensato che fosse morto. Solo dopo qualche secondo gli agenti si sono accorti del pestaggio e hanno ricostruito gli ultimi secondi, risalendo direttamente al presunto colpevole. Immediati soccorsi: Bruno è stato trasportato d'urgenza in pronto soccorso, le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Le ossa del cranio presentavano fratture in tre punti, l'uomo è stato sottoposto a tre interventi chirurgici. I medici si sono riservati la prognosi. Di Giovanni è stato denunciato, il pubblico ministero di turno Vartan Giacomelli ha aperto un fascicolo a suo carico. Anche il dipartimento della struttura della casa di reclusione ha aperto un'indagine interna. I motivi dell'aggressione non sono ancora del tutto chiari. Fonti interne parlano di ragioni dovute a una questione di dichiarazioni fatte da Bruno ai magistrati siciliani. Se così fosse, a spingere Di Giovanni sarebbe stata una frase di troppo, uno sgarro talmente imperdonabile da non poter dar freno alla violenza. Probabilmente Di Giovanni ha appreso la notizia che ha scatenato il suo risentimento, da qualche altro detenuto, o dalle visite esterne che il regime di sicurezza per i reati mafiosi consente solo una volta al mese. Ora non resta che ricostruire nel dettaglio quanto avvenuto. Per questo la procura ha incaricato la polizia giudiziaria di raccogliere quanti più elementi possibile in merito al pestaggio. In attesa che Francesco Bruno possa parlare e raccontare la sua versione dei fatti. Di Giovanni è stato rinchiuso nella sua cella, e messo sotto torchio dagli investigatori. Determinante sarà scoprire il motivo del pestaggio. La vicenda ha richiamato anche l'attenzione dei sindacati degli agenti penitenziari: «Gli operatori penitenziari -Angelo Urso, segretario nazionale Uil PaPenitenziari -fanno del loromeglioma evidentemente, vista la frequenza con cui si registrano aggressioni, la situazione è a rischio, soprattutto adesso che il periodo estivo riduce la già scarsa presenza di personale» .

Roberta Polese Nicola Munaro

Atto a cui si riferisce:


C.4/12736 [Tentato omicidio nel carcere Due Palazzi di Padova]


Killer in carcere: oggi sarà interrogato dal gip


Faccia a faccia stamane tra il gip Vincenzo Sgubbi e Giovanni Di Giacomo, l'ergastolano 57enne di Palermo che, lunedì mattina, ha cercato di uccidere il «collega» Francesco Bruno, 60 anni, pure di Palermo, anche lui dietro le sbarre per mafia. Di ritorno dall'ora d'aria nel reparto As1 (Alta sicurezza) del carcere Due Palazzi (in foto), Di Giovanni è piombato nella cella di Bruno che non usciva mai. E, dopo essergli saltato addosso, lo ha colpito alla testa con una bombola di gas da campeggio che i detenuti utilizzano per farsi un caffè. Lo ha colpito con tale forza da spaccare il cranio all'uomo che, invano, ha tentato di proteggersi il capo: ha più dita delle mani fratturate. Bruno è ricoverato in Neurochirurgia in condizioni gravissime. Oggi il giudice dovrà convalidare l'arresto di Di Giacomo (già detenuto per altre cause): l'accusa è di tentato omicidio. Il pm Vartan Giacomelli ha sollecitato a suo carico una misura di custodia cautelare con isolamento per 30 giorni. Tra i due non c'erano rapporti: probabilmente è stato un ordine «esterno» a incaricare Di Giacomo di ammazzare Francesco Bruno. (c.g.)



14 luglio 2011

http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/07/14/news/killer-in-carcere-oggi-sara-interrogato-dal-gip-1.1133081


  • Testo interrogazione a risposta scritta

  • Destinatari


    Ministero destinatario:

    MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

    Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/07/2011

    Stato iter: IN CORSO

    Fasi iter:

    SOLLECITO IL 21/09/2011

    SOLLECITO IL 16/11/2011

    SOLLECITO IL 15/02/2012

    SOLLECITO IL 11/04/2012

    Primo firmatario: BERNARDINI RITA


    Dati di presentazione dell'atto


    Legislatura: 16

    Seduta di annuncio: 503 del 18/07/2011

    BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

    secondo quanto riportato dal quotidiano il Gazzettino del 13 luglio 2011, le telecamere interne del carcere Due Palazzi avrebbero ripreso il tentato omicidio per mafia accaduto la mattina di


    lunedì 11 luglio nel reparto di alta sicurezza dell'istituto patavino. Nel caso di specie le telecamere, che riprendono sia all'interno della cella che all'esterno, ricostruiscono minuziosamente la dinamica dell'aggressione. Mostrano chiaramente che Giovanni Di Giacomo voleva uccidere Francesco Bruno, entrambi ergastolani di mafia;

    a seguito della brutale aggressione, Francesco Bruno, sessant'anni, palermitano, sta lottando tra la vita e la morte nel reparto di neurochirurgia del policlinico. Di Giacomo, cinquantaseienne, killer di Totò Riina e in passato molto vicino anche a Bernardo Provenzano, ha sulle spalle sette delitti. Ha partecipato alla guerra di mafia tra il 1977 e il 1982. Poi ha anche condanne per droga;

    Francesco Bruno non usciva mai dalla cella per l'ora d'aria giornaliera. E forse non aveva neanche contatti con Giovanni Di Giacomo, che era detenuto in un'altra cella del reparto di alta sicurezza. Ma lunedì mattina, di ritorno dalla sua ora d'aria, l'ex killer di Riina è piombato praticamente indisturbato nella cella di Bruno. La dinamica dell'aggressione è molto semplice. Le immagini mostrano che Di Giacomo è entrato nella cella di Bruno e lo ha scaraventato a terra, sbattendogli la testa sul pavimento fino ad aprirgliela. Dopodiché lo ha colpito anche con una bombola. L'aggressione è avvenuta prima di pranzo senza che vi fosse nei paraggi un agente di polizia penitenziaria pronto ad intervenire. Evidentemente Giovanni Di Giacomo era convinto di aver ucciso il concittadino palermitano. Perché dopo il fatto è andato tranquillamente a mangiare. Ed era a tavola quando gli agenti sono andati a prenderlo. Voleva soltanto sapere se Francesco Bruno era ancora vivo. Il movente dell'aggressione non andrebbe ricercato nei rapporti in carcere dei due ergastolani. L'ordine di uccidere sarebbe venuto da fuori -:

    come sia possibile che in un reparto di alta sicurezza, all'interno del quale sono detenuti ergastolani per delitti di mafia, un detenuto sia riuscito quasi ad ammazzare un altro uomo, aggredendolo brutalmente, il tutto al di fuori della benché minima misura di vigilanza e controllo da parte degli agenti di polizia penitenziaria;

    se non ritenga opportuno disporre un'ispezione presso il carcere Due Palazzi per fare luce sull'esatta dinamica dell'episodio e per appurare se vi siano state negligenze da parte della direzione e/o del personale della polizia penitenziaria.

    (4-12736)

    http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/65978

    http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=41745&stile=6&highLight=1


    Padova: c'è un filmato sul tentato omicidio nella Sezione di Alta Sicurezza del carcere


     13 luglio 2011



    C'è un filmato sul tentato omicidio per mafia accaduto lunedì mattina nell'As 1", il reparto di Alta Sicurezza del carcere di strada Due Palazzi. Le immagini sono state visionate ieri pomeriggio dal pubblico ministero Vartan Giacomelli e dagli investigatori della polizia penitenziaria che conducono le indagini. E le telecamere, che riprendono sia all'interno della cella che all'esterno, ricostruiscono minuziosamente la dinamica dell'aggressione. Mostrano chiaramente che Giovanni Di Giacomo voleva uccidere Francesco Bruno, entrambi ergastolani di mafia.

     

    Francesco Bruno, sessant'anni, palermitano, sta lottando tra la vita e la morte nella Neurochirurgia del Policlinico. Di Giacomo, cinquantaseienne, killer di Totò Riina e in passato molto vicino anche a Bernardo Provenzano, ha sulle spalle sette delitti. Ha partecipato alla guerra di mafia tra il 1977 e il 1982. Poi ha anche condanne per droga.
     


    Francesco Bruno non usciva mai dalla cella per l'ora d'aria giornaliera. E forse non aveva neanche contatti con Giovanni Di Giacomo, che era detenuto in un'altra cella del reparto di alta sicurezza. Ma lunedì mattina, di ritorno dalla sua ora d'aria, l'ex killer di Riina si è piombato nella cella di Bruno. La dinamica dell'aggressione è molto semplice. Le immagini mostrano che Di Giacomo è entrato nella cella di Bruno e lo ha scaraventato a terra.
     


    E si è messo a sbattere la testa sul pavimento del detenuto fino ad aprirgliela. E lo ha colpito anche con una bombola. Il sangue è schizzato dappertutto. L'aggressione è avvenuta prima di pranzo. Evidentemente Giovanni Di Giacomo era convinto di aver ucciso il concittadino palermitano. Perché dopo il fatto è andato tranquillamente a mangiare. Ed era a tavola quando gli agenti sono andati a prenderlo. Voleva soltanto sapere se Francesco Bruno era ancora vivo. Il movente dell'aggressione non andrebbe ricercato nei rapporti in carcere dei due ergastolani. L'ordine di uccidere sarebbe venuto da fuori.
     
    Sappe: sempre più alta la tensione nelle carceri italiane
     
    "Sconcerta ed inquieta quanto avvenuto nel carcere di Padova, dove un detenuto ergastolano appartenente ad un clan mafioso è stato aggredito da 2 componenti del suo stesso clan e colpito più volte alla testa. Dopo un intervento d'urgenza durato più di 7 ore gli sono stati applicati oltre 500 punti di sutura!

    Un episodio gravissimo, accaduto in un Istituto - come la Casa di Reclusione di Padova - caratterizzato da un grave sovraffollamento (per 439 posti letto regolamentari c'erano il 31 giugno scorso oltre 820 detenuti presenti, il 45 per cento dei quali regolamentari) mentre il Reparto di Polizia Penitenziaria ha ben 121 agenti in meno in organico: dovrebbero esserci 431 Baschi Azzurri, ve ne sono in forza 310. Un ennesimo episodio di estrema criticità penitenziaria".
     


    Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria.
     


    "Anche altri episodi critici confermano questa emergenza" prosegue Capece. "Mi riferisco alle aggressioni a poliziotti penitenziari avvenute a Rieti, Reggio Emilia ed Ivrea. È del tutto evidente che la tensione nelle carceri sta salendo in maniera esponenziale: e l'afa ed il caldo di queste settimane acuiscono inevitabilmente i problemi connessi alla detenzione ed alla promiscuità. Problemi rispetto ai quali i numerosi richiami del Presidente della Repubblica sulla criticità situazione penitenziaria del Paese non sembrano suscitare l'attenzione di una classe politica colpevolmente distratta.
     


    È importante che il Governo ed il Parlamento mettano concretamente mano alla situazione penitenziaria del Paese, ormai giunta ad un livello emergenziale. A nostro avviso l'unica via d'uscita da questa situazione è il ricorrere alla misure alternative alla detenzione che è dimostrato dai numeri che sono lo strumento migliore per garantire la vera sicurezza per i cittadini. Soltanto chi ha la possibilità di allontanarsi dal carcere per una seria prospettiva di lavoro all'esterno non tenta di commettere altri reati".
     
    Ruzzante (Pd): la Regione intervenga sul ministero della Giustizia
     


    "Intervenire sul ministero della Giustizia con l'obiettivo di ottenere il pieno raggiungimento della dotazione organica del personale (polizia e operatori carcerari), la riduzione del numero dei detenuti, lo stanziamento di risorse per ripristinare adeguate condizioni sia igienico-sanitarie, sia sul fronte della sicurezza". Lo chiede con un'interrogazione alla Giunta regionale il consigliere regionale del Pd, Piero Ruzzante, all'indomani dell'ennesimo fatto di violenza verificatosi al Due Palazzi di Padova, dove un uomo è stato brutalmente aggredito da un compagno di detenzione, che lo ha colpito ripetutamente con una bomboletta di gas", questo quanto riporta un comunicato rilasciato oggi. "Da mesi continuiamo a sollecitare con atti ufficiali la Giunta regionale ad intervenire sulla drammatica situazione delle carceri, - ribadisce l'esponente democratico nel comunicato - ma il governo veneto continua a guardare.
     
    Le cronache relative alle carceri venete - prosegue Ruzzante - assomigliano sempre più a bollettini di guerra. Eppure la Giunta regionale ha azzerato i finanziamenti destinati alle attività formative ed educative gestite dalle onlus e rivolte ai carcerati".
     
    L'esponente democratico sottolinea come "le condizioni dei detenuti raggiungono proprio in questi giorni il clou dell'intollerabilità. Durante l'estate infatti si riduce ulteriormente la presenza del personale di sorveglianza, con conseguente minore garanzia di sicurezza". Nell'interrogazione Ruzzante chiede anche alla Giunta "se intenda ripristinare i finanziamenti destinati alle attività formative e culturali gestite dalle onlus e dedicate alla popolazione carceraria; se intenda verificare l'adeguata dotazione e l'effettiva attività di medici e psicologi che prestano servizio negli istituti carcerari veneti, intervenendo per fronteggiar ne eventuali carenze".

    http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/padova-ce-un-filmato-sul-tentato-omicidio-nella-sezione-di-alta-sicurezza-del-carcere




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