L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 17 ottobre 2012

Mafia, il massacro degli Inzerillo Naimo e Casamento a giudizio

Il pentito Rosario Naimo (nella foto) e Filippo Casamento saranno processati dalla Corte d'assise di Palermo. Sono accusati degli omicidi di Antonino e Pietro Inzerillo, vittime offerte in sacrificio ai Corleonesi per evitare il massacro degli scappati.


Il collaboratore di giustizia Rosario Naimo
Il collaboratore di giustizia Rosario Naimo


Massacrati per evitare una strage. Antonino e Pietro Inzerillo furono le vittime offerte in sacrificio ai Corleonesi per evitare il massacro degli scappati. Per quei delitti, Rosario Naimo e Filippo Casamento saranno processati dalla Corte d'assise di Palermo. Il giudice per l'udienza preliminare Lorenzo Matassa li ha rinviati a giudizio. È stata la collaborazione con la giustizia di Naimo ad aprire squarci investigativi su una mafia che sembrava sepolta sotto il peso degli anni e dei proiettili.

New York, 1981. Antonino Inzerillo torna dall'America in Sicilia. Un rientro a Palermo preceduto e seguito da due delitti eccellenti. Ad aprile, i Corleonesi ammazzano Stefano Bontate. I killer affiancano la Giulietta del principe di Villagrazia e lo crivellano di pallettoni al volto. Antonino Inzerillo tenta il rientro. Vuole serrare i ranghi assieme al nipote, e boss di Passo di Rigano, Totuccio Inzerillo per non perdere il controllo della città. Non fa in tempo. Diciotto giorni dopo, l'11 maggio, Totuccio viene raggiunto da una pioggia di fuoco. Anche lui è in macchina: un'Alfetta blindata. Il piano di Inzerillo naufraga e si scatena la reazione dei Corleonesi di Michele Greco, Totò Riina e Bernardo Provenzano.

La commissione provinciale di Cosa nostra si riunisce a luglio in un villino di Trappeto. La testa di Antonino Inzerillo in cambio della grazia per gli scappati in America. Così viene deciso. Il 2 febbraio del 1982 la moglie di Inzerillo, Anna Gambino, denuncia alla polizia di non avere più notizie del marito. Si è allontanato quattro mesi fa dalla loro abitazione di Conrow Road, Delran, New Jersey.


Trent'anni dopo, nell'ottobre del 2010, un uomo ha un malore per strada. Un'emorragia a un occhio. Lo soccorrono alcuni finanzieri. Quell'uomo è Rosario Naimo, latitante dal 1995 perché condannato a 19 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Poco dopo Naimo si pente, racconta i retroscena dell'omicidio di Antonino Inzerillo e tira in ballo anche Filippo Casamento, oggi ultraottantenne. È nella salumeria di quest'ultimo, a Brooklyn, che Inzerillo sarebbe stato ammazzato concludendo una lunga caccia all'uomo. Decisivo sarebbe stato il tradimento dello zio Tommaso Inzerillo. Anche lui doveva essere eliminato. Fu graziato perché attirò in trappola la vittima. Ad aspettarlo, secondo Naimo, c'erano
Il 14 gennaio del 1982 un funzionario di Polizia del New Jersey viene invitato ad andare all'hotel Hilton di Mount Laurel. Ha ricevuto una telefonata anonima. C'è una bomba in una macchina, dice la voce. La macchina c'è davvero ed è ricoperta di neve. Sotto il sedile, al fianco del guidatore, c'è una pistola. Nel portabagagli c'è il cadavere congelato di Pietro Inzerillo jr, fratello di Salvatore e nipote di Antonino Inzerillo. Due decenni dopo, le intercettazioni captate a Palermo dalla voce di Nino Rotolo, capomafia dell'Uditore, svelano la chiave di lettura del delitto: “Perché lui era uno di quelli che se ne doveva andare con Pietro (Inzerillo ndr) perché era il sottocapo. E allora cosa sto dicendo… allora cosa sto dicendo? Si è salvato a condizione che “o tu o io””. Un tradimento, quello di Casamento, che gli avrebbe salvato la vita.
Ultima modifica: 17 Ottobre 2012 ore 20:57 

http://livesicilia.it/2012/10/17/mafia-il-massacro-degli-inzerillo-naimo-e-casamento-a-giudizio_198592/


'Ecco i nomi degli scappati' Naimo parla dei boss americani

PARLA da vecchio mafioso che ha fatto quasi tutta la sua carriera criminale negli Stati Uniti: «Mentre il 98 per cento degli italiani odia la mafia sicilianae calabrese, i miricani si fanno voler bene», ha detto il neo pentito Rosario Naimo ai magistrati di Palermo che da ottobre ormai lo stanno interrogando sui rapporti fra Cosa nostra siciliana e americana. «Vedete - ha messo verbale il 20 dicembre scorso davanti al pm Roberta Buzzolani- quando morì il boss Carlo Gambino, il cantante Sammy Davis venne subito. E si faceva pure riprendere dalla telecamere. E così Frank Sinatra. I mafiosi americani non sono peri ' ncritati. Insomma, lì sono delinquenti, sono mafiosi, ma all' occhio hanno un altro stile». Così è iniziato il lungo racconto dell' ex padrino che i pentiti hanno sempre chiamato «l' alter ego di Riina in America». Ha subito precisato: «Per carità, non voglio scagionare nessuno, ma loro hanno un altro modo di fare». Così, Cosa nostra americana è entrata già da tempo nell' economia legale, con le sue floride aziende. Il 27 gennaio, è arrivato in Italia il procuratore del distretto Sud di New York, Daniel Goldman, per interrogare Naimo sugli ultimi affari della mafia americana. Intanto, i pm della Procura di Palermo Marcello Viola e Roberta Buzzolani stanno riscrivendo col neo pentito una pagina di storia ancora densa di misteri, quella della guerra di mafia del 1981. È una storia ancora attuale, perché gli «scappati», ovvero gli esponenti del clan Inzerillo che si trasferirono negli Stati Uniti per sfuggire ai corleonesi di Riina, sono oggi diventati ricchi imprenditori d' oltreoceano. Qualcuno è tornato già da tempo in Sicilia, con i suoi capitali. Per la prima volta, un pentito chiama per nome i siciliani illustri esiliati nel 1981. «Salvatore Inzerillo, padre di Tommaso Inzerillo; Benedetto Villico; Pietro Inzerillo; Francesco Inzerillo, figlio di Pietro». Così inizia l' elenco di Naimo. «Poi, Rosario Inzerillo, un altro fratello di Totuccio Inzerillo. Tommaso Inzerillo detto moscone. Franco Inzerillo detto nerone, cheè fratello di Tommaso. Totuccio Inzerillo detto Nasone. Poi, ci sono Totuccio Graziano, nipote di Angelo La Barbera; Giovanni Bosco detto l' ingegnere, che era fidanzato con una delle Inzerillo. Quindi, Salvatore Sollena, che è un nipotastro di Gaetano Badalamenti; i fratelli Antonio e Angelo Mannino, quest' ultimo sposato con una sorella di Totuccio Inzerillo. Poi, Arasimo Gambino, uno di Torretta, sposato con la sorella di Gianni Gambino, cugino di primo grado di Totuccio Inzerillo». Dice Naimo: «Appena arrivati da Palermo stavano tutti in un grande baglio, a Share Hills, nel New Jersey». Ognuno si era portato dietro mogli, figli, parenti. Stavano come rinchiusi in un fortino. Ma i giorni della vendetta terminarono presto, almeno negli Stati Uniti. Naimo ha svelato di essere stato mandato come ambasciatore a Palermo, assieme a Gianni Gambino: «Ci fu una grande riunione a Partinico - ha raccontato - presenziarono anche Riina e Michele Greco. La commissione disse che avevano perdonato tutti quelli che erano andati via. Ma dovevano morire Antonino e Tommaso Inzerillo. Tornammo con questo messaggio». Solo il primo fu ucciso. Per questo omicidio la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di Naimo e di Filippo Casamento. Il pentito ha tenuto a precisare: «Noi, i siciliani, ci occupammo solo di attirare in un tranello Nino Inzerillo, nella salumeria di Casamento, a Brooklyn. Furono i miricani a uccidere Inzerillo». s.p.

Arrestato Rosario Naimo




DA ANTIMAFIA2000.com si riporta:


Arrestato Rosario Naimo, l’uomo ”piu’ potente del presidente degli Stati Uniti”

di Aaron Pettinari – 29 ottobre 2010

Era latitante dal ’95, perchè condannato a 19 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Contro di lui c’è anche l’ordinanza di carcerazione emessa dalla magistratura statunitense per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’importazione e distribuzione di cocaina. Quindi è accusato di essere l’anello di congiunzione tra Cosa Nostra Americana e quella Siciliana.
Rosario Naimo, detto Saruzzo, della famiglia di San Lorenzo e legato ai Gambino, è stato arrestato per caso mercoledì sera in via Sciuti. A darne notizia l’edizione palermitana di La Repubblica.

A tradirlo è stata un’emorragia all’occhio scoppiata al’improvviso. Naimo, 65 anni, ha iniziato a barcollare e si è accasciato sul marciapiede. A raccoglierlo dolorante sono stati due finanzieri che per caso si trovavano di pattuglia nella zona. Dapprima avrebbe cercato di nascondere la propria identità, poi ha tentato di corrompere i due militari. “Sono latitante, vi dò duemila euro se mi portate in ospedale”, avrebbe detto. I finanzieri lo hanno portato subito in caserma e poi hanno chiamato un’ambulanza. Ulteriori indagini svolte dal Gico hanno poi permesso di individuare il covo dove il ricercato abitava. Qui sono stati sequestrati denaro contante nella sua disponibilità per 210.500 euro e 16.530 dollari. Dopo le cure Naimo è stato trasferito in carcere dove attualmente si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La storia

Era stato il procuratore aggiunto Giovanni Falcone a chiedere il rinvio a giudizio, nel 1991, di Rosario Naimo, uno dei “re del narcotraffico” coinvolto in una inchiesta su un vasto traffico di cocaina tra Colombia, Stati Uniti e Sicilia chiamata “Sea Port”.

Quindi fu condannato a 25 anni in primo grado, pena ridotta poi a 19 anni in appello. L’inchiesta prese il via dopo le rivelazioni del pentito Joe Cuffaro che ricostruì i consistenti traffici internazionali di eroina gestiti dal gruppo Galatolo che faceva parte della famiglia Madonia. In particolare, venne accertato che un carico di 600 chilogrammi di cocaina proveniente dalla Colombia venne sbarcato nell’ ottobre del 1987 sulle coste trapanesi dal mercantile “Big John”, comandato da Allen Knox. Il movimento di denaro rivelato dal “pentito” e collegato a quello sbarco ha trovato un riscontro contabile nella documentazione sequestrata il 7 dicembre 1989 in un covo di Antonino Madonia, uno dei figli del boss Francesco, in via Mariano D’ Amelio a Palermo.

Era un uomo potente tanto che il capo dei capi Totò Riina di lui diceva che “era più potente del presidente degli Stati Uniti”.

Non a caso, negli anni ’90, mentre trascorreva la propria latitanza a Castellammare, l’attuale numero uno di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro assieme a Leoluca Bagarella avevano pensato di rivolgersi a lui per cercare di riprendere un antico sogno della mafia siciliana, cioè quello di far passare la Sicilia sotto la bandiera americana “come cinquantaduesimo stato”. A parlare dell’episodio è stato il pentito, ed ex braccio destro di Messina Denaro, Vincenzo Sinacori. Naimo – secondo il collaboratore – si impegnò a parlarne negli Stati Uniti, ma fece presente che “la cosa a suo parere non era più fattibile perché erano cambiati i tempi e non c’ era più la guerra fredda”.
La figura di Naimo è anche strattamente legata alla cacciata degli Inzerillo. All’epoca della guerra di mafia la “commissione” siciliana aveva stabilito che gli Inzerillo superstiti avessero salva la vita a patto di non tornare più nell´Isola. Era questa la regola che dettarono i “Corleonesi” Riina e Provenzano e Naimo fu scelto come garante di quel patto.

Il nome di Naimo è poi riapparso, dopo diversi anni, nelle motivazioni della sentenza di uno dei tronconi del processo “Gotha” in cui è stato condannato a dieci anni e otto mesi per associazione mafiosa l’ex deputato regionale Giovanni Mercadante e a 16 anni Antonino Cinà legato a Nino Rotolo, capo del mandamento di Pagliarelli.

Proprio quest’ultimo, contrario al progetto di “rientro degli scappati”, promosso dal boss di San Lorenzo Salvatore Lo Piccolo, venne intercettato mentre diceva: “Totuccio Inzerillo ed altri, senza ragione, senza ragione alcuna, sono venuti a cercarci per ammazzarci, ma nessuno gli aveva fatto niente. Ci hanno cercato e ci hanno trovato. Non siamo stati noi a cercarli. Dovevano rimanere lì e dovevano rispondere… perché erano tutti scappati, tutti fuori in America, però dovevano rimanere reperibili e dovevano rispondere a una persona, che era Saruzzo Naimo”.


http://spacepress.wordpress.com/2010/10/31/arrestato-rosario-naimo/ 







CAPACI ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….

OPERAZI0NE SAN LORENZO

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE






*La patacca dei Caraibi: ora chi risponde?
 *BENVENUTI IN PARADISO oggi domani ieri e……
*Formato il quarto governo LOMBARDO in Sicilia

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