L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 30 novembre 2014

CATANZARO LORENZO PROC 3628 2007 CANNOVA GIANFRANCO SANSONE VINCENZO FONTANA 13 NOVEMBRE 2013 AGRIGENTO

CATANZARO LORENZO PROC 3628 2007 CANNOVA GIANFRANCO SANSONE VINCENZO FONTANA 13 NOVEMBRE 2013 AGRIGENTO 



Nicolò Marino: La mia lotta contro l’affaire “monnezza”

Nicolò Marino: La mia lotta contro l’affaire “monnezza”

Praticamente Montante, siccome avevo scritto una nota nei confronti di Catanzaro sull’emergenza rifiuti, prende posizione contro di me per difendere l’amico. Lumia cerca di mediare, Lo Bello sta zitto. Alla fine si calmano le acque, l’indomani mattina mi vedo a Tusa con Crocetta e gli dico: “Rosario, non puoi consentire una cosa del genere”. E Crocetta? “Cambiò discorso”. Ma perchè l’ha nominata assessore? “Sono convinto che Crocetta fosse certo che tramite Lumia (con il quale ero in sintonia quando era vice presidente della Commissione parlamentare antimafia) potesse controllarmi”
di Luciano Mirone


Dopo sette mesi dal suo siluramento punta il dito contro il governatore Rosario Crocetta, contro i vertici di Confindustria Sicilia – ovvero il vice presidenteGiuseppe Catanzaro e il presidente Antonello Montante –, contro il vice presidente di Confindustria nazionale Ivan Lo Bello, contro il senatore del PdGiuseppe Lumia, contro alcuni funzionari regionali che avrebbero “firmato atti palesemente illegittimi”. Tante le accuse: dal rilascio delle autorizzazioni alle “manovre messe in atto per evitare la realizzazione delle piattaforme pubbliche per favorire le discariche private, specie quella di Siculiana (Agrigento), gestita dal vice presidente di Confindustria Sicilia”.
Detto e sottoscritto da Nicolò Marino, ex assessore del Governo Crocetta con delega ai Rifiuti, all’Acqua e all’Energia, dal 12 dicembre 2012 al 14 aprile scorso.
Oggi Marino rompe un lungo silenzio e in questa intervista spiega molti retroscena legati allo scandalo della spazzatura nell’isola. “Non sappiamo cosa c’è dentro le nostre discariche e nel nostro sottosuolo, potrebbero anche esserci rifiuti pericolosi: in questi anni non è stato controllato nulla né dall’Arpa, né dalle Province. Un affare gigantesco come questo non poteva lasciare indifferente la criminalità organizzata, che a Mazzarrà Sant’Andrea, per esempio, ha scaricato l’immondizia della Campania”.
È un fiume in piena l’ex magistrato. “Non voglio che passi il messaggio (come il presidente Crocetta ha cercato di fare anche in questi giorni) di essermi occupato, durante il mio mandato, solo della discarica di Siculiana per un pregiudizio nei confronti di Giuseppe Catanzaro, trascurando quelle di Mazzarrà Sant’Andrea (nei giorni scorsi sottoposta a sequestro preventivo) e di Motta Sant’Anastasia (anche questa formalmente chiusa)”. Un’accusa che Marino respinge al mittente proprio nei giorni in cui – con le inchieste della magistratura e della Commissione nazionale antimafia – i nodi dell’“affaire spazzatura” stanno venendo al pettine.
“La verità – dice Marino – è che mi sono occupato a trecentosessanta gradi del ciclo dei rifiuti, cercando delle soluzioni finalizzate al risparmio e al bene comune”.
A difendere l’ex assessore scendono in campo i sindaci di Furnari, Mario Foti, e di Misterbianco,Nino Di Guardo, che da anni lottano per la chiusura degli impianti di Mazzarrà e di Motta: “Crocetta – dichiarano all’unisono – ha buttato fuori l’ex assessore Marino che stava portando avanti una seria azione di rinnovamento e di trasparenza”.
“Va ricordato al presidente Crocetta – afferma Marino – che una delle più grosse autorizzazioni rilasciate (3 milioni di metri cubi di volume) è stata concessa nel 2009 a favore della discarica del vice presidente di Confindustria Sicilia”.
E poi: “Catanzaro è il primo imprenditore dell’isola a sferrare l’attacco più grave al governo Crocetta. Quando? Quando ottenemmo il decreto legge dal governo Monti per l’emergenza rifiuti. Al momento della conversione in legge, Catanzaro scrive, in qualità di vice presidente di Confindustria Sicilia, al presidente della Commissione ambiente del Senato, Marinello, sostenendo che non bisognava convertire in legge la parte di rifiuti relativa all’impiantistica, cioè alle discariche, in quanto le esperienze del passato avevano dimostrato che l’emergenza era stata la breccia tramite la quale erano entrati gli interessi mafiosi. Il problema è che Catanzaro aveva avuto un’autorizzazione illegittima, e si era inserito nella gestione della discarica di Siculiana approfittando di quell’emergenza rifiuti che lui stesso aveva stigmatizzato. In pratica Catanzaro ha sferrato un attacco al Governo Crocetta, ma è stato protetto dallo stesso Crocetta con dichiarazioni pubbliche anche a mio danno”.
Perché Crocetta difende Catanzaro e attacca Marino?
“Crocetta ha goduto degli appoggi di Confindustria come sindaco di Gela, come parlamentare europeo e come presidente della Regione siciliana. Il governatore non vive bene la presenza di personaggi che oscurano la sua immagine. Mantenendo la mia autonomia l’ho messo in crisi”.

Perché, dottor Marino, lei accusa anche il presidente di Confindustria?
“Mentre sono ancora assessore mi chiama il senatore del Pd Beppe Lumia, e mi dice: ‘Quando vieni a Palermo?’. ‘Domani’. ‘Assolutamente no, ci dobbiamo vedere stasera’. ‘Beppe, sono a Catania, non posso’. ‘Allora veniamo noi: io, Antonello Montante e Ivan lo Bello’. L’incontro avviene all’hotel Excelsior di Catania. Montante esordisce così: ‘Se vuoi fare la guerra a colpi di dossier io sono pronto, la devi smettere di mandare in giro Ferdinando Buceti (mio capo di Gabinetto ed ex vice Questore della Polizia di Stato, nonché appartenente alla Dia di Caltanissetta) ad acquisire informazioni sul mio conto’. Gli rispondo: ‘Sei veramente fuori di testa. Non ho bisogno di mandare persone in giro per saperne di più su di te, sono sufficientemente informato. Non ti permettere di fare insinuazioni di questo tipo’. Praticamente Montante, siccome avevo scritto una nota nei confronti di Catanzaro sull’emergenza rifiuti, prende posizione contro di me per difendere l’amico. Lumia cerca di mediare, Lo Bello sta zitto. Alla fine si calmano le acque, l’indomani mattina mi vedo a Tusa con Crocetta e gli dico: ‘Rosario, non puoi consentire una cosa del genere”.

E Crocetta?
“Cambiò discorso”.

Cosa avvenne a seguito della sua inchiesta?
“Il direttore generale del dipartimento Territorio e Ambiente, dott. Gaetano Gullo, scrisse che la situazione di Siculiana e di Motta era regolare. La cosa assurda è che questo signore, che ritengo assolutamente incapace e inadeguato per svolgere le funzioni conferitegli, rimanga ancora al suo posto nonostante le mie sollecitazioni a Crocetta di sollevarlo dall’incarico”.

Qual è il ruolo del senatore Lumia?
“Ha sempre sponsorizzato Catanzaro, anzi, direi che Lumia, Catanzaro e Montante sono la stessa cosa”.

Perché Crocetta la nomina assessore?
“Me lo chiedo anch’io. Sono convinto che Crocetta fosse certo che tramite Lumia (con il quale ero in sintonia quando era vice presidente della Commissione parlamentare antimafia) potesse controllarmi”.

Un’operazione di facciata?
“Alla luce di questi fatti, direi proprio di sì”.

IO AMAVO QUESTO PAESE MA DA QUANDO......

IO AMAVO QUESTO PAESE MA DA QUANDO......





sabato 29 novembre 2014

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: PER SOSTITUIRE SICULIANA 7 DISCARICHE L'ORDINANZA...




PER SOSTITUIRE SICULIANA 7 DISCARICHE  L'ORDINANZA ANTI-EMERGENZA RIFIUTI

Venerdì 28 Novembre 2014 - 18:44

La decisione di Crocetta: l'immondizia che fino a ieri veniva portata nella struttura del Gruppo Catanzaro andrà a Gela, Palermo, Trapani, Misterbianco, Lentini, Castellana e Sciacca. Si comincia domani. Ma scattano le prime interruzioni della raccolta. La nota del presidente: "Chiederò lo stato di emergenza".

PALERMO – L'ordinanza è stata firmata pochi minuti fa dal presidente della Regione Rosario Crocetta. Dispone il trasferimento a Gela, Bellolampo, Trapani, Sciacca, Castellana Sicula, Lentini e Misterbianco dei rifiuti che fino a ieri sono stati portati nella discarica di Siculiana: prende forma così il piano della Regione per fare fronte al rischio emergenza rifiuti in 83 comuni delle province di Agrigento, Caltanissetta, Trapani e Palermo nato dall'annuncio, arrivato sabato scorso, del riempimento della discarica gestita dal gruppo Catanzaro. Già stamattina si sono verificate le prime interruzioni dei servizi.


A rischio c'era la raccolta rifiuti in 83 comuni. Si tratta diversi centri dell'Agrigentino, fra i quali il capoluogo, e di numerosi paesi nelle province di Trapani, Palermo e Caltanissetta, compresa la stessa città di Caltanissetta. Dopo la chiusura temporanea di altri impianti della Sicilia occidentale, infatti, molti comuni erano confluiti sulla struttura di Siculiana e nell'impianto gemello di Montallegro, dove sono già partiti i lavori che dovrebbero portare all'inizio dell'anno prossimo al ritorno alla normalità. Lavori di ampliamento che venerdì scorso i tecnici del Libero consorzio di Agrigento e dell'Arpa hanno definito “in fase avanzata”.

Fino ad allora, si procederà con la “distribuzione”. A essere interessate sono la discarica Rap di Bellolampo, quella gestita dalla Oikos a Misterbianco, quella della Trapani Servizi nella città del sale, l'impianto controllato dalla Sogeir a Sciacca, quello della Ambiente Cl2 a Gela, la struttura gestita dalla Sicula Trasporti a Lentini e quella della Alte Madonie Ambiente a Castellana Sicula. Lentini e Misterbianco, come anticipato nei giorni scorsi da LiveSicilia, riceveranno anche i rifiuti della Sicilia orientale, messi in difficoltà dal sequestro della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea. “La decisione – annuncia il direttore del dipartimento Rifiuti Domenico Armenio – sarà in vigore da domani e dovrebbe permettere di limitare i disservizi nella raccolta”. Anche se alla Regione non escludono brevi interruzioni del servizio. Che si sono già manifestate: a Carini, in provincia di Palermo, ad esempio, il sindaco Giuseppe Agrusa ha vietato a tutti i residenti di conferire la spazzatura nei cassonetti. Da domani, però, il problema dovrebbe essere risolto. O almeno dovrebbe iniziare a risolversi. In attesa che Siculiana riapra.

LA NOTA DI CROCETTA

" Con un'ordinanza predisposta dal direttore generale Acqua e rifiuti, ing. Armenio, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha disposto il piano straordinario di emergenza rifiuti dopo i provvedimenti che hanno interessato la discarica Oikos di Motta Santa Anastasia  e Tirreno Ambiente di Mazzarà  e la chiusura della Catanzaro di Siculiana. Il piano prevede l'utilizzo per 30 giorni di  tutte le discariche disponibili attualmente in Sicilia, conferendo quantitativi sopportabili. 'Si tratta di un vero piano di solidarietà – dice Crocetta -  attraverso il quale si vuole evitare un disastro ambientale nelle città siciliane. Nei prossimi giorni il governo regionale intende approntare un piano più dettagliato per un uso ottimale di tutte le discariche e l'eventuale messa in esercizio di discariche già esistenti che potrebbero essere riavviate con piccoli interventi'. Il presidente della Regione è intenzionato a chiedere la dichiarazione di stato di emergenza alla presidenza del Consiglio per potere compiere in modo veloce tutti gli atti necessari alla realizzazione di un piano di investimenti che riorganizzi l'intero settore. Per il presidente "è indispensabile accelerare l'incremento della differenziata e l'apertura di discariche pubbliche in alternativa a quelle private". In particolare  viene sottolineato il fatto che tutta la provincia di Catania, Messina e la parte orientale della provincia di Palermo, per anni sono dipese in modo prevalente da due sole discariche, Oikos e Tirreno Ambiente, entrambe private. I provvedimenti della magistratura hanno posto drasticamente questioni temporanee al possibile utilizzo delle medesime.

LA NOTA DI ORLANDO

"A causa della gravissima emergenza rifiuti nell'area metropolitana - dice in una nota il sindaco di Palermo e presidente Anci Sicilia, Leoluca Orlando - con il Presidente della Azienda Comunale Rap ho offerto la disponibilità per il conferimento dei rifiuti dei Comuni a Bellolampo, discarica pubblica messa in regola in questi ultimi due anni con risorse nazionali ottenute e rese disponibili dal Comune di Palermo. E' entrato in crisi l'assurdo e costosissimo conferimento in discariche private, che il Comune di Palermo e l'Anci Sicilia hanno sempre e con forza denunciato. E'evidentemente necessario adesso effettuare ogni accertamento e monitoraggio tecnico, ma è anche necessario che la Regione si doti (unica regione italiana ancora priva di tale strumento previsto dalle norme europee e nazionali) di un Piano regionale dei rifiuti e realizzi finalmente un piano di impiantistica pubblica che sottragga la Sicilia a speculazioni di ogni genere e a gravi condizioni igienico-sanitarie. E' ora di finirla con insopportabili sprechi, utili soltanto a perpetuare disservizi e arricchimenti indebiti".


Rifiuti, Crocetta pronto a chiedere il commissariamento: "Non ne porteremo in altre regioni"

RIFIUTI, CROCETTA PRONTO A CHIEDERE IL COMMISSARIAMENTO: "NON NE PORTEREMO IN ALTRE REGIONI"

"Non abbiamo alcuna intenzione di trasportare i nostri rifiuti in altre regioni, poichè ogni Regione ha il dovere di smaltire i propri. E noi non ci sottrarremo alle nostre responsabilità. Ritengo però che si debba aprire subito un tavolo a Roma per affrontare la questione ed evitare che la Sicilia diventi un nuovo 'caso Campania', per intervenire quando la spazzature avrà già invaso le strade: chiederò quindi il commissariamento per la gestione dell'emergenza". Lo dice il presidente della Regione Rosario Crocetta, che ieri ha firmato un'ordinanza"per tamponare la situazione che si è creata in seguito alla vicenda giudiziaria della discarica di Mazzarà Sant'Andrea e alla chiusura di quella di Siculiana per effetto dell'incremento dei conferimenti".

"In 24 ore ho annullato l'emergenza, assumendomi una responsabilità enorme e tamponando una situazione che poteva diventare drammatica", aggiunge il governatore. "L'attuale piano distribuisce in modo equo i rifiuti in base alle disponibilità esistenti - spiega - ma opereremo in questo modo solo per un mese. Nel frattempo occorre mettere in campo, immediatamente, misure alternative che consentano la riapertura delle discariche di Mazzarà Sant'Andrea e di Siculiana". Non solo, Crocetta punta "all'utilizzo a tappeto di altre discariche, magari in disuso, che possono essere utilizzate facendo dei piccolissimi interventi". Il governatore sottolinea che "sono in corso le gare per cinque impianti in Sicilia, in cui lavori potrebbero essere imminenti, ma tali interventi non possono rappresentare la soluzione definitiva". "Le criticità attuali - evidenzia - sono state determinate dalla scelta, compiuta in passato dai governi precedenti, di autorizzare solo discariche private senza pensare a investimenti pubblici. Si è pensato a creare mega-discariche di eccessivo impatto e non a piccoli interventi che avrebbero consentito ai singoli comuni o a consorzi di comuni di potere gestire i propri rifiuti. Questo sistema va rivisto profondamente: è impensabile che Catania, Messina e la parte orientale della provincia di Palermo debbano dipendere da tre impianti".

Per Crocetta "occorre che tutti abbiano la consapevolezza che il piano rifiuti precedente era velleitario e insufficiente, basandosi, solo teoricamente, su una percentuale di raccolta differenziata mai realizzata anche perchè non veniva indicati gli strumenti idonei per raggiungere quegli obiettivi, col risultato che il sistema pubblico non si è attrezzato in modo sufficiente". "Il caso Mazzara Sant'Andrea è emblematico - sostiene il governatore - Il sistema dei rifiuti va in tilt proprio perchè basato sul monopolio dello smaltimento".  Il Commissario straordinario del Comune di Agrigento, con propria ordinanza, ha disposto la revoca del precedente analogo atto con il quale mercoledi' scorso era stato disposto il divieto di conferimento dei rifiuti solidi urbani nei contenitori stradali di tutto il territorio comunale, dal 27 novembre a lunedi' prossimo. 

Il provvedimento di oggi fa seguito al decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti del 28 novembre, con il quale il comune di Agrigento, oltre a quelli di Aragona, Cammarata, Castrofilippo, Casteltermini, Comitini, Favara, Grotte, Joppolo Giancaxio, Lampedusa e Linosa, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, San Giovanni Gemini, Sant'Elisabetta e Sant'Angelo Muxaro, sono stati autorizzati a conferire i rifiuti solidi urbani ed assimilati non pericolosi, prodotti nei rispettivi territori, presso l'impianto di discarica della "Sicula Trasporti", in contrada Grotte San Giorgio nel comune di Catania, premio trattamento da effettuarsi nell'impianto di contrada Coda di volpe nello stesso comune.

L'autorizzazione ha validita' pari a quella prevista nell'ordinanza del Presidente della Regione, emanata nella stessa giornata di ieri, che dispone l'incremento della tritovagliatura e del conferimento giornaliero presso la citata discarica di 750 tonnellate al giorno per 30 giorni. Nel comune di Agrigento gia' oggi stesso si e' avviata la raccolta dei rifiuti che proseguira' anche nella giornata festiva di domani.

Emergenza rifiuti in Sicilia: dal sindaco di Palermo l’ok per il conferimento ai comuni in difficoltà



rifiuti messina (8)A causa “della gravissima emergenza rifiuti nell’area metropolitana“, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il Presidente della Azienda Comunale Rap, Sergio Marino, hanno offerto la disponibilità “ad accettare il conferimento a Bellolampo dei rifiuti di quei Comuni che sono già in emergenza. Ciò è possibile perché la discarica pubblica è stata messa in regola nel corso degli ultimi due anni, con risorse nazionali ottenute e rese disponibili dal Comune di Palermo”. “Oggi – afferma il Sindaco di Palermo e Presidente di Anci Sicilia Leoluca Orlando – è entrato in crisi l’assurdo e costosissimo sistema regionale, basato sul conferimento in discariche private, che il Comune di Palermo e l’Anci Sicilia hanno sempre e con forza.denunciato. E’ evidentemente necessario adesso effettuare ogni accertamento e monitoraggio tecnico ma è anche necessario che la Regione si doti di un Piano regionale rifiuti e realizzi finalmente un Piano di Impiantistica pubblica che sottragga la Sicilia a speculazioni di ogni genere e a gravi condizioni igienico sanitarie per altro allineandosi cosi alla normativa nazionale ed europea, unica regione a non aver ancora adempiuto”. “E’ ora di finirla – conclude Orlando – con insopportabili sprechi utili soltanto a perpetuare disservizi e arricchimenti indebiti“.



La protesta dei Sindaci trapanesi per Siculiana chiusa: "I rifiuti? Alla Regione"


 Non si è fatta attendere la reazione dei Sindaci della provincia di Trapani di fronte alla chiusura della discarica di Siculiana, quella dove conferiscono oltre 80 Comuni delle province di Trapani e Palermo. I sindaci dei comuni che fanno parte del Srr Trapani Nord  hanno inviato un durissimo documento contro la Regione. Tutti tranne Trapani, che ha una sua discarica. Nel corso della riunione che si è tenuta ad Erice i sindaci hanno sottolineato «gli enormi disagi sul piano igienico e sanitario dei territorio». Avevano chiesto di poter conferire i rifiuti presso la discarica comunale di Trapani, richiesta che è stata negata. Per questo «stante la mancanza di ogni risposta del Governo volta a trovare una soluzione al gravissimo problema, porteranno simbolicamente i rifiuti accumulati sui mezzi presso i palazzi dello Governo della Regione per sensibilizzare le autorità ad addivenire ad una immediata risoluzione del problema». Il documento è firmato dai sindaci di Alcamo Sebastiano Bonventre, Buseto Luca Gervasi, Calatafimi Vito Sciortino, Castellammare Nicola Coppola, Custonaci Giuseppe Bica, Erice Giacomo Tranchida, Favignana Giuseppe Pagoto, Paceco Biagio Martorana, Pantelleria Salvatore Gabriele, San Vito Matteo Rizzo, Valderice Girolamo Spezia e dal dirigente del Comune di Marsala Francesco Patti.
Quello che si paventa è lo spettro di una nuova emergenza rifiuti. Molti sindaci dell'agrigentino hanno già emanato un'ordinanza di divieto per i cittadini di esporre rifiuti. Ma la situazione non è sostenibile. Sembra tutto pronto per iniziative di protesta clamorose, come quelle che sarebbero in cantiere da parte dei sindaci del Trapanese, che, pare, esasperati per la mancanza di risposte da parte della Regione potrebbero "marciare" su Palermo con gli autocompattatori. Anche il sindaco di Porto Empedocle e deputato regionale dell'Udc Lillo Firetto ha presentato un'interrogazione urgente al presidente della Regione Siciliana e all'assessore Regionale all'Energia per sapere «se sia ammissibile scaricare sui cittadini e sulle famiglie il rischio sanitario derivante dal mancato deposito dei rifiuti domestici nei cassonetti senza un termine di durata o se invece il Governo Regionale non debba adoperarsi con ogni mezzo per trovare una soluzione, immediata ancorché temporanea, e quali provvedimenti urgenti intendano adottare per rimuovere tali condizioni di rischio. E' evidente - aggiunge Firetto - che senza provvedimenti di ampio respiro anche in caso di ampliamento dell'impianto di Siculiana, la provincia di Agrigento si troverebbe nuovamente entro breve in una nuova emergenza rifiuti a causa di spazzatura proveniente da altri territori».

Nessuna notizia, al momento, sulle possibili soluzioni alternative da seguire per superare la fase più critica, anche se in molti "sussurrano" che i rifiuti potrebbero essere alla fine conferiti presso la discarica di contrada "Timpazzo" di Gela. Il tutto, tra l'altro, dovrebbe avvenire solo per un tempo limitato. 

La Catanzaro avrebbe infatti già avviato gli interventi necessari per il completamento di un primo lotto della nuova vasca, la quale ha una capienza complessiva di oltre un milione e mezzo di metri cubi. I lavori potrebbero durare un paio di mesi, con la Regione che avrebbe già fatto "pressing" sul privato perché acceleri ove possibile gli iter necessari e riapra al conferimento. Si tratterebbe però solo di una "boccata d'ossigeno" che non cambierebbe poi di tanto l'attuale situazione di assoluta precarietà vissuta dalla regione sul fronte della gestione dei rifiuti.

Nel frattempo è stata individuata la soluzione di Trapani. La città ha una sua discarica e la Regione ha deciso che i rifiuti andranno lì. La cosa ha scatenato le ire del Sindaco di Trapani, Vito Damiano, che ha annunciato ricorso al Tar: "Oggi, purtroppo, Trapani Servizi e Comune, che si erano opposti al ricevimento dei rifiuti provenienti da altri Comuni siciliani in emergenza igienico-sanitaria, sono stati destinatari di provvedimenti “d’imperio” da parte dell’Assessorato regionale “Acque e Rifiuti” che obbligano la Società Trapani Servizi a mettere a disposizione la discarica Cuddia di Borranea.
“E’ la conseguenza di una politica regionale miope e dissennata- ha lamentato il Sindaco- che penalizza le realtà virtuose trovando sempre soluzioni facili che alla fine “premiano” e vanno a vantaggio di chi virtuoso non è stato. Ho rappresentato alla Regione che i conferimenti indiscriminati e continui presso la nostra discarica comporteranno il suo prematuro esaurimento per cui è prevedibile che entro il prossimo mese di febbraio saremo costretti a dover far ricorso ad altre discariche, prevedibilmente fuori dell’Isola, con aumento esponenziale dei costi per il trasporto. Voglio augurarmi che la Regione recepisca l’istanza in modo da non provocare nel nostro territorio quella situazione di emergenza rifiuti che potrebbe determinare conseguenze disastrose anche all’economia del territorio. Ad ogni buon fine, nei prossimi giorni sarà presentato al TAR di Palermo un ricorso contro il provvedimento adottato dalla Regione con il quale si richiede anche la sospensione della sua efficacia”.

Già da oggi, dunque, i comuni facenti parte della srr Trapani Nord potranno conferire i rifiuti nella discarica di Borranea.

Il deputato regionale Paolo Ruggirello ha seguito insieme ai Sindaci dei comuni interressati, l'iter amministrativo del decreto, restando in contatto con l'ingegnere Armenio, dirigente del dipartimento regionale acqua e rifiuti, che ha firmato  il decreto con il quale si autorizzano i dodici comuni facenti parte dell'ex Ato a scaricare i rifiuti per una portata di circa duecento tonnellate al giorno, fino al prossimo 10 dicembre. 
Tradotto in introito questi numeri consentiranno alla Trapani Servizi di incassare una somma di circa 300 mila euro “La questione, che interessa tutto il territorio provinciale, non poteva essere risolta a vantaggio di alcuni e a scapito di altri comuni. - afferma Ruggirello – Con un' analisi mirata sui numeri e con la collaborazione dell'ufficio del dipartimento regionale è stato possibile individuare una strategia che consentirà al comune di Trapani di cogliere opportunità da un'emergenza”. 
La capienza residua della vasca è di 15.000 metriquadri, di cui 3.000 andrebbero ad essere occupati dai rifiuti provenienti dal nuovo conferimento. I restanti 12.000 metriquadri basterebbero per i prossimi 4 mesi. 
 Ruggirello coglie l'occasione per volgere l'invito al Sindaco, affinchè si attivi per l'avvio della raccolta differenziata a Trapani che garantirebbe un ulteriore recupero di spazio per i rifiuti raccolti a Borranea.



Catania - Discariche, è ora di smetterla. Riunione decisiva il 3 dicembre
di Redazione
Residenti in allarme per le esalazioni maleodoranti che si propagano nell’intera area circostante. Valanghe d’Inverno, sito chiuso ma “in emergenza” i rifiuti arrivano ancora

CATANIA - Una discarica, quella di contrada Tiritì tra Motta S. Anastasia e Misterbianco, cresciuta tra le anomalie in corso di accertamento e che per questo attende di conoscere i tempi e le modalità del piano di chiusura, ma che nel frattempo viene invitata a ospitare i rifiuti di oltre 100 comuni in più. È quello che accade nella Sicilia del presidente Crocetta. E all’orizzonte non si vedono ancora vie d’uscita percorribili.


Eppure l’estate scorsa la sensazione era di essere arrivati a un punto di svolta decisivo. In quell’occasione avevamo parlato infatti, per la discarica in questione, di termine dell’attività in tempi rapidi. Questo perché, dopo l’arresto di Mimmo Proto, titolare dell’Oikos - l’azienda che gestisce il sito - nell’ambito dell’inchiesta “Terra mia” che ha visto scattare le manette per altri tre imprenditori siciliani legati al mondo della gestione dei rifiuti, la Regione aveva imposto la chiusura del sito, compreso il nuovo ampliamento di Valanghe d’Inverno. Si dava tempo alla ditta fino al 31 agosto per consegnare un piano di bonifica.
La vicenda sembrava così conclusa. I Comitati, che da anni si battono per la salvaguardia del loro territorio, avevano finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo. Qualcuno aveva parlato di vittoria. Ma non era così semplice.  Già qualche mese fa gli osservatori più attenti facevano notare un problema non irrilevante; se la Regione aveva dato un termine fisso all’Oikos per la consegna del pano di chiusura, non ne aveva imposto alcuno a se stessa per decidere se approvarlo o meno. Perché in una Regione senza un Piano dei rifiuti serio ed efficiente le discariche sono un elemento importante, almeno finché non si attivano altre strutture che puntino al riciclaggio e alla produzione di energia dai rifiuti.


Non ha destato quindi grande sorpresa l’ordinanza emessa a fine settembre dal presidente Rosario Crocetta con cui veniva prorogata l’autorizzazione, per tutti i Comuni, a conferire a Valanghe d’Inverno, almeno fino al 15 gennaio del 2015. Del resto siamo in emergenza. E lo siamo da sempre.


Ed ecco arrivare l’altra tegola. Dopo il sequestro da parte dei Carabinieri del sito di Mazzarrà Sant’Andrea, su disposizione del Gip del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e su richiesta della Procura barcellonese, i rifiuti degli oltre 100 comuni esuli del sito messinese sono stati invitati a conferire proprio nella morente Valanghe d’Inverno. Così la discarica che doveva essere chiusa adesso ospita i rifiuti di tutta la Sicilia orientale. Evidentemente l’assenza di tutte le autorizzazioni richieste dalla normativa regionale ed europea e l’inchiesta della magistratura per corruzione, nell’ambito dell’iter di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, sembrano essere state, in questo senso, ritenute poco rilevanti.


Si attende adesso la nuova conferenza dei servizi, che si terrà il 3 dicembre a Palermo, per capire quale sarà il futuro dei rifiuti siciliani nei prossimi anni. Nel frattempo i due Comitati contro la discarica hanno ripreso la loro attività di protesta. Sabato 15 novembre qualche centinaio di cittadini hanno bloccato gli ingressi al sito, rallentando la circolazione delle auto e tenendo i camion dei rifiuti fermi fino alle 15. Un’ennesima, disperata, richiesta di ascolto.
Articolo pubblicato il 28 novembre 2014



DISCARICHE A TEMPO DETERMINATO, PER LA SICILIA L’ALTERNATIVA È ENERGIA
di Rosario Battiato
Il rapporto sul waste management di Althesys: altri due anni prima dello stop all’abbancamento dei rifiuti. Alcuni paesi europei hanno addirittura eliminato il ricorso all’interramento


PALERMO – Lo spazio è limitato, i rifiuti no. La capacità di abbancamento delle discariche nazionali potrebbe esaurirsi nel giro dei prossimi due anni, soprattutto in quelle regioni che le utilizzano come riferimento principale del proprio sistema di gestione. Il quadro completo è contenuto nel Was annual report sul 'waste manegement', messo a punto dal think tank italiano sull'industria del waste management di cui fa parte anche Althesys (la società di consulenza strategica ambientale), che rilancia le ben note preoccupazioni sul futuro della gestione dei rifiuti.


La situazione siciliana, tra le peggiori in Europa, si può considerare al centro del rischio. 
Nell’Isola ci sono ben tredici siti (dieci pubblici e tre privati) che si spartiscono qualcosa come 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (dati Ispra 2013), pari al 93% dei rifiuti prodotti (in Italia la media è del 37%). Due impianti, inoltre, attraversano una situazione particolarmente critica: la discarica di Valanghe d’Inverno della Oikos, in provincia di Catania, è in fase di chiusura dopo la negazione del rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale della scorsa estate, e la discarica di Mazzarà Sant’Andrea, in provincia di Messina, è stata sequestrata all’inizio di questo mese dopo il provvedimento del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Ci sono circa 170 comuni che conferivano, o conferiscono, rifiuti in queste due discariche. Un esempio dell'inaffidabilità di un sistema che non offre alternative praticabili e che, nel giro di qualche mese, potrebbe rapidamente portare a un'emergenza senza precedenti.



Diversi Paesi europei hanno abolito del tutto, o quasi, le discariche, come la Svizzera. In Sicilia, invece, la scusa dell'emergenza perenne continua a determinarne la presenza o la richiesta di nuove. La Regione ha avviato dei bandi di gara europei da 70 milioni di euro per tre nuove piattaforme integrate di smaltimento di rifiuti, ma non ha ancora previsto una strategia complessiva per venire fuori dalla crisi proprio per il ritardo nell'aggiornamento del Piano Rifiuti.


Il commento che si legge nel rapporto di Althesys è chiaro: dai piani regionali emerge “la tendenza a continuare a puntare sulle discariche” oppure “a non prevedere soluzioni per lo smaltimento”. E resta ancora sospesa la questione degli impianti di valorizzazione energetica del rifiuto, che sono una realtà avviata soltanto in alcune zone d'Italia. Lo Sblocca Italia, recente convertito in legge, dovrebbe sopperire a questa grave falla nazionale, anche perché “la ricetta è già indicata dall'Europa e prevede da un lato l'aumento delle percentuali di raccolta differenziata e il recupero dei materiali e dall'altro la termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati”. La distanza che ci separa dalle migliori esperienze europee risiede proprio nel minore ricorso alla valorizzazione con recupero termico ed elettrico. E non solo. Le direttive europee in materia di rifiuti fissano anche precisi obiettivi da raggiungere della quota di riciclo: il 50% nel 2020 e il 70% nel 2030. Poi, la prevenzione con l'introduzione di un obiettivo di riduzione dei rifiuti alimentari del 30% entro il 2025.


Per la Sicilia resta un problema di difficile risoluzione, che abbraccia anche il sistema infrastrutturale sul quale pesano, tanto per cambiare, diverse incompiute. Secondo un recente report della Cisl ci sarebbero ben 8 impianti finanziati e mai attivati per un totale di 100 milioni di euro.
Articolo pubblicato il 20 novembre 2014

Sblocca Italia: la legge di conversione Legge 11.11.2014 n° 164 , G.U. 11.11.2014

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, recante misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita' produttive. (14G00176)


L'articolo 35 e' sostituito dal seguente:

«Art. 35. - (Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Misure urgenti per la gestione e per la tracciabilita' dei rifiuti nonche' per il recupero dei beni in polietilene).

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacita' di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale. Gli impianti cosi' individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica.

2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, effettua la ricognizione dell'offerta esistente e individua, con proprio decreto, il fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni; sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per l'integrale copertura del fabbisogno residuo cosi' determinato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10 per cento della capacita' degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di compost di qualita'.

3. Tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti sia da realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall'articolo 237-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora sia stata valutata positivamente la compatibilita' ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sullo stato della qualita' dell'aria di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le autorita' competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali degli impianti esistenti, qualora la valutazione di impatto ambientale sia stata autorizzata a saturazione del carico termico, tenendo in considerazione lo stato della qualita' dell'aria come previsto dal citato decreto legislativo n. 155 del 2010.

4. Gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui alla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.

5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per gli impianti esistenti, le autorita' competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la loro qualifica di impianti di recupero energetico R1 e, quando ne ricorrono le condizioni e nel medesimo termine, adeguano in tal senso le autorizzazioni integrate ambientali.

6. Ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorita' di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilita' residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni. Sono altresi' ammessi, in via complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel pieno rispetto del principio di prossimita' sancito dall'articolo 182-bis, comma 1, lettera b), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 e delle norme generali che disciplinano la materia, a condizione che l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto e il rifiuto; a tale fine le autorizzazioni integrate ambientali sono adeguate ai sensi del presente comma.

7. Nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani localizzati in una regione siano smaltiti rifiuti urbani prodotti in altre regioni, i gestori degli impianti sono tenuti a versare alla regione un contributo, determinato dalla medesima, nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. Il contributo, incassato e versato a cura del gestore in un apposito fondo regionale, e' destinato alla prevenzione della produzione dei rifiuti, all'incentivazione della raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani. Il contributo e' corrisposto annualmente dai gestori degli impianti localizzati nel territorio della regione che riceve i rifiuti a valere sulla quota incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di provenienza extraregionale e i relativi oneri comunque non possono essere traslati sulle tariffe poste a carico dei cittadini.

8. I termini per le procedure di espropriazione per pubblica utilita' degli impianti di cui al comma 1 sono ridotti della meta'.

Nel caso tali procedimenti siano in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono ridotti di un quarto i termini residui. I termini previsti dalla legislazione vigente per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1 si considerano perentori.

9. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5 e 8 si applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.

10. Al comma 9-bis dell'articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, dopo le parole: "il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare" sono inserite le seguenti: ", anche avvalendosi della societa' Consip Spa, per lo svolgimento delle relative procedure, previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti,".

11. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
"3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225".

12. All'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 e' abrogato;

b) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "In ogni caso, del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico";

c) al comma 13 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Il contributo percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al comma 10, lettera b)".

13. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234, commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30 per cento dei relativi importi».


ARTICOLO 8 DELLA LEGGE 5 GIUGNO 2003, N. 131

 (Attuazione dell’articolo 120 della Costituzione sul potere sostitutivo)

    1. Nei casi e per le finalità previsti dall’articolo 120, secondo comma, della Costituzione, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente per materia, anche su iniziativa delle Regioni o degli enti locali, assegna all’ente interessato un congruo termine per adottare i provvedimenti dovuti o necessari; decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei ministri, sentito l’organo interessato, su proposta del Ministro competente o del Presidente del Consiglio dei ministri, adotta i provvedimenti necessari, anche normativi, ovvero nomina un apposito commissario. Alla riunione del Consiglio dei ministri partecipa il Presidente della Giunta regionale della Regione interessata al provvedimento.

    2. Qualora l’esercizio del potere sostitutivo si renda necessario al fine di porre rimedio alla violazione della normativa comunitaria, gli atti ed i provvedimenti di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro competente per materia. L’articolo 11 della legge 9 marzo 1989, n. 86, è abrogato.

    3. Fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale, qualora l’esercizio dei poteri sostitutivi riguardi Comuni, Province o Città metropolitane, la nomina del commissario deve tenere conto dei princìpi di sussidiarietà e di leale collaborazione. Il commissario provvede, sentito il Consiglio delle autonomie locali qualora tale organo sia stato istituito.

    4. Nei casi di assoluta urgenza, qualora l’intervento sostitutivo non sia procrastinabile senza mettere in pericolo le finalità tutelate dall’articolo 120 della Costituzione, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, anche su iniziativa delle Regioni o degli enti locali, adotta i provvedimenti necessari, che sono immediatamente comunicati alla Conferenza Stato-Regioni o alla Conferenza Stato-Città e autonomie locali, allargata ai rappresentanti delle Comunità montane, che possono chiederne il riesame.

    5. I provvedimenti sostitutivi devono essere proporzionati alle finalità perseguite.
    6. Il Governo può promuovere la stipula di intese in sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza unificata, dirette a favorire l’armonizzazione delle rispettive legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso è esclusa l’applicazione dei commi 3 e 4 dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. 

Nelle materie di cui all’articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non possono essere adottati gli atti di indirizzo e di coordinamento di cui all’articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e all’articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.

Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 

"Norme in materia ambientale"

ART. 191 
(ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi)
1. Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza, con particolare riferimento alle disposizioni sul potere di ordinanza di cui all'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, istitutiva del servizio nazionale della protezione civile, qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della provincia ovvero il Sindaco possono emettere, nell'ambito delle rispettive competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell'ambiente. 

Dette ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro della salute, al Ministro delle attività produttive, al Presidente della regione e all'autorità d'ambito di cui all'articolo 201 entro tre giorni dall'emissione ed hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi.

2. Entro centoventi giorni dall'adozione delle ordinanze di cui al comma 1, il Presidente della Giunta regionale promuove ed adotta le iniziative necessarie per garantire la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti. In caso di inutile decorso del termine e di accertata inattività, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio diffida il Presidente della Giunta regionale a provvedere entro un congruo termine e, in caso di protrazione dell'inerzia, può adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.

3. Le ordinanze di cui al comma 1 indicano le norme a cui si intende derogare e sono adottate su parere degli organi tecnici o tecnico-sanitari locali, che si esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali.

4. Le ordinanze di cui al comma 1 non possono essere reiterate per più di due volte. Qualora ricorrano comprovate necessità, il Presidente della regione d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio può adottare, dettando specifiche prescrizioni, le ordinanze di cui al comma 1 anche oltre i predetti termini.

5. Le ordinanze di cui al comma 1 che consentono il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti pericolosi sono comunicate dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio alla Commissione dell'Unione europea.

PER SOSTITUIRE SICULIANA 7 DISCARICHE L'ORDINANZA ANTI-EMERGENZA RIFIUTI,CANNOVA,MARINO,LO BELLO,OIKOS

lunedì 24 novembre 2014

Caso Maiorana: Rossella Accardo a colloquio col Procuratore Pignatone


Caso Maiorana: Rossella Accardo a colloquio col Procuratore Pignatone

Caso Maiorana: Rossella Accardo a colloquio col Procuratore Pignatone

Qualcosa succede, qualcosa si muove. Parliamo di Rossella Accardo, che da giorni ha fermato il suo camper davanti al Tribunale di Roma (piazzale Clodio angolo Bnl) e da lì lotta per evitare la seconda archiviazione del caso Maiorana, cioè della morte del suo ex marito Antonio e di suo figlio Stefano (vi abbiamo raccontato QUI la storia). 

Oggi Rossella è stata ricevuta da Giuseppe Pignatone, che dal 2012 è il Procuratore della Repubblica di Roma. Non è stato un incontro casuale: all’improvviso, un flash. La Accardo si è ricordata di aver letto in qualche carta del fascicolo dell’inchiesta che Antonio, prima di diventare suo marito (siamo quindi negli anni Ottanta) era stato interrogato proprio da Pignatone, quando dirigeva la Procura di Palermo. Qualcosa che aveva scoperto solo dopo la morte di Antonio e che poteva, può essere interessante approfondire proprio per capire i giri, le frequentazioni di Antonio Maiorana. Così, per dieci minuti, lo sciopero del silenzio di Rossella Accardo si è interrotto e il colloquio ha avuto luogo nell’ufficio di Piazzale Clodio.


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La scomparsa di Antonio e quella di Stefano sono indissolubilmente legate all’ambiente dell’edilizia in cui l’uomo lavorava da sempre ed in cui stava introducendo anche il figlio. Lo dimostrano gli avvenimenti dei giorni precedenti. Le liti coi soci, le paure di ritorsione, le ultime telefonate: tutto riporta all’ambiente delle ditte che erano al centro di quel grosso investimento immobiliare a Isola delle Femmine, di cui Antonio Maiorana era consulente. Ed alla famiglia mafiosa dei Lo Piccolo, nel cui territorio si trovava il cantiere. E cos’ha detto Pignatone? Ha consigliato di scrivere al Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo, per verificare la presenza di Maiorana all’interno di altri procedimenti, altri interrogatori. Questo accertamento potrebbe aprire nuove piste o offrire nuovi dati, da ricollegare a quella mattina di agosto del 2007 in cui padre e figlio non tornarono più a casa.

Poi, all’uscita dal Tribunale, la sorpresa. Una collega d’università di Stefano, che passava per caso, ha visto Rossella. L’ha riconosciuta. E’ stato un lungo e commovente abbraccio che non va descritto, ma solo sentito. Per dare ancora più senso alla lotta di una donna, che da sette anni cerca un senso a quello che accadde in un giorno d’estate.

di Fabio Sanvitale

Storie di scomparse: Antonio e Stefano Maiorana, la protesta di mamma Rossella contro l'archiviazione


Ancora troppe ombre sulla scomparsa dei Maiorana e sul presunto suicidio di Marco, figlio e fratello dei due scomparsi. E la madre dei due ragazzi, Rossella Accardo, fa lo sciopero del silenzio contro l'archiviazione del caso.



Per la nostra rubrica Storie di scomparse ci occupiamo oggi del misterioso caso di Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio scomparsi da Palermo il 3 agosto 2007. A questa scomparsa è legata anche la morte di Marco, figlio e fratello degli scomparsi, che si è verificata un anno e mezzo dopo e pare essere un suicidio, anche se alcuni elementi fanno propendere per l'ipotesi di omicidio. Questa storia torna ora di attualità grazie a Rossella Accardo, madre dei due ragazzi ed ex moglie di Antonio, che in questi giorni sta portando avanti la sua protesta contro l'archiviazione del caso di scomparsa.

Antonio e Stefano Maiorana scomparsi: la storia


Antonio Maiorana, 47 anni, e suo figlio Stefano, 22, spariscono misteriosamente da Palermo il 3 agosto 2007. Fin da subito appare chiaro che la scomparsa di padre e figlio è legata agli affari dell'uomo, noto costruttore della zona, socio e consulente dell'impresa Calliope Immobiliare. Di Antonio e Stefano si perdono le tracce proprio da uno dei cantieri della società, a Isola delle Femmine, dal quale si erano allontanati dicendo agli operai che sarebbero rientrati a breve.

Da allora nessuno più li vede. La Smart bianca di proprietà di Stefano verrà ritrovata giorni dopo nel parcheggio dell'aeroporto di Punta Raisi. Ma da chi è stata lasciata lì l'auto? Le indagini che si aprono dopo la scomparsa stabiliscono che sul volante ci sono le impronte degli scomparsi, ma anche di altre persone. Tra queste anche quelle di Dario Lopez, socio della Calliope Immobiliare.

Le prime indagini non portano però a nulla. Si cerca di trovare qualche traccia dai filmati di videosorveglianza dell'autostrada che porta a Punta Raisi, ma tutte le telecamere risultano misteriosamente spente proprio quel giorno, come Rossella Accardo farà poi notare in più occasioni.

Il primo sospetto è che Antonio e Stefano siano vittime della "lupara bianca", dal momento che il settore edile della zona in cui la Calliope operava era sotto stretto controllo mafioso. A rendere questa ipotesi più forte c'è anche la sparizione dell'hard disk del computer di Antonio, fatto smontare da Karina André, compagna dell'uomo, dopo la sua scomparsa e del quale non si conosce il destino. Si pensa che l'hard disk potesse contenere materiale compromettente, che avrebbe però forse potuto indirizzare le indagini sulla scomparsa dei Maiorana.

Oltre all'hard disk scompare anche un busta contenente dei documenti importanti che la stessa Karina, tre giorni dopo la scomparsa di Antonio, aveva prima consegnato ai genitori dell'uomo perché la nascondessero, per poi andarla a recuperare due settimane dopo. Cosa conteneva quella busta?

Intanto della scomparsa di Antonio e Stefano inizia ad occuparsene Chi l'ha visto e arrivano alcune segnalazioni secondo le quali padre e figlio potrebbero trovarsi in Spagna. Ci sono infatti degli avvistamenti in una discoteca di Barcellona che vengono verificati e risultano non rispondenti al vero. Si è forse trattato di un depistaggio?

Antonio e Stefano Maiorana scomparsi: la morte di Marco

Passa un anno e mezzo e il 6 gennaio 2009 Marco, il secondogenito di Rossella e Antonio, si toglie la vita gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui viveva con suo fratello Stefano. Dopo oltre un anno dalla morte del figlio, Rossella Accardo trova per puro caso tra le pagine di un fumetto di Topolino di Marco un appunto che apre nuovi scenari sulla scomparsa dell'ex marito e del figlio:
"Mio padre diceva che se vuoi sconfiggere il tuo nemico devi fartelo amico... Mio padre diceva che bisognava trovare il punto debole del nemico. E poi sarebbe stato facile ricattarlo... Karina avrebbe fatto da spalla mentre lui conquistava tutti con promesse di soldi e sollecitando interessi sessuali... Non ho mai pensato che mio fratello e mio padre si siano allontanati per scelta. Ho subito pensato che fosse successo il peggio e con Karina abbiamo distrutto la memoria del pc dove si conserva il materiale".
Dopo questo messaggio e dopo l'ammissione dell'uomo che ha estratto l'hard disk dal pc di Maiorana, la Procura di Palermo iscrive nel registro degli indagati per favoreggiamento la compagna del costruttore, l'argentina Karina André. La donna avrebbe intralciato le indagini.

Rossella Accardo, a questo punto, inizia a sospettare che il caso di suo figlio Marco potrebbe anche non essere un suicidio. E se qualcuno lo avesse voluto mettere a tacere perché sapeva troppo?

Antonio e Stefano Maiorana scomparsi: Rossella Accardo contro l'archiviazione del caso

La madre di Stefano e Marco non si è mai rassegnata alla perdita di entrambi i suoi figli e, oltre a cercare la verità da sette lunghi anni, ora si trova a combattere anche contro l'archiviazione del caso di scomparsa di Stefano e dell'ex marito Antonio. Già nel 2010 la Procura aveva proposto la richiesta di archiviazione, alla quale Rossella, insieme al suo legale, si era opposta.
Ora, benché ci siano ancora troppi punti oscuri nella vicenda Maiorana, il GIP - accogliendo la richiesta della Procura - ha dispostol'archiviazione. 

Ma Rossella non ci sta e dallo scorso 2 novembre sta portando avanti lo "sciopero del silenzio", per protestare contro un provvedimento che ritiene ingiusto.
Non solo: dallo scorso 21 novembre la Accardo, si è stabilita a Roma con un camper, a piazzale Clodio, davanti al Palazzo di Giustizia, per chiedere che sia data voce al suo silenzio, che il suo grido di giustizia venga ascoltato.

Solitamente nella nostra rubrica diamo voce alle madri, ai padri, ai familiari delle persone scomparse, perché possano scuotere le coscienze, raccontare il dramma che stanno vivendo, chiedere aiuto a chi può aver visto o può sapere. In questo caso, però, non è possibile: Rossella ha scelto la strada del silenzio da quasi un mese e al momento, essendo accampata a Roma, non dispone nemmeno di internet per poter rispondere alle nostre domande almeno per iscritto.

L'intervista a Rossella, comunque, arriverà in seguito, perché è giusto che le ragioni di questa madre trovino spazio e accoglienza e perché il suo sacrosanto diritto alla verità deve essere rispettato.



 http://www.crimeblog.it/post/146096/storie-di-scomparse-antonio-e-stefano-maiorana